Riaperte le indagini sul delitto di Chiara Poggi: nuovi sviluppi e vecchi dubbi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le indagini sul delitto di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, sono state riaperte, riaccendendo i riflettori su uno dei casi più intricati e discussi della cronaca nera italiana. A intervenire sulla questione, durante la trasmissione Zona bianca, è stata Donatella Curtotti, prorettrice e docente di Diritto Processuale Penale all’Università di Foggia, nonché ideatrice del corso di Laurea in Scienze Investigative. Curtotti, esperta in prove scientifiche, ha sottolineato l’importanza di applicare nuove metodologie e tecniche di analisi per far luce su un caso che, nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere, continua a sollevare interrogativi.

Stasi, che nel 2028 uscirà dal carcere, è stato l’unico condannato per l’omicidio, ma le indagini riaperte dalla Procura di Pavia hanno riportato sotto i riflettori Andrea Sempio, 37 anni, già archiviato due volte e ora nuovamente indagato per omicidio in concorso con ignoti o con lo stesso Stasi. Sempio, amico del fratello minore di Chiara, Marco, è al centro di nuove attenzioni investigative, nonostante le precedenti archiviazioni e il dna trovato sotto le unghie della vittima, che non era stato ritenuto sufficiente per avviare un processo. Gli avvocati di Sempio hanno dichiarato che il loro assistito sta valutando di “tornare a lavorare”, sia per distrarsi dalla situazione sia perché, a loro dire, “tanto non cambia niente”.

Anna Vagli, criminologa che ha analizzato il caso, ha evidenziato cinque punti che, a suo avviso, non tornano. Tra questi, la mancata acquisizione della bici della vittima, che non fu mai sequestrata, e le impronte delle scarpe trovate sulla scena del crimine, che non sono state sufficientemente chiarite. Vagli ha inoltre sottolineato come, a distanza di anni, il margine di errore nelle indagini possa aumentare, rendendo ancora più complessa la ricostruzione dei fatti.

Un altro elemento che continua a suscitare dubbi è il dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, che, come ha spiegato Curtotti, rappresenta un’impronta unica, paragonabile a un codice fiscale. Questo dato, unito alle contraddizioni emerse nelle ricostruzioni di Sempio – tra cui un’anomalia relativa a uno scontrino e agli spostamenti del 13 agosto 2007 –, ha spinto gli inquirenti a riaprire il caso. Tuttavia, non è chiaro se queste nuove indagini porteranno a un’effettiva revisione del processo o se si limiteranno a confermare la condanna di Stasi.

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