Made in Italy inarrestabile: boom del Parmigiano negli Usa e clamoroso dietrofront sulle etichette choc dell'Irlanda sul vino

Made in Italy inarrestabile: boom del Parmigiano negli Usa e clamoroso dietrofront sulle etichette choc dell'Irlanda sul vino
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Altro che dazi e allarmi. L'export agroalimentare italiano sta vivendo una doppia vittoria, tra il boom del Parmigiano Reggiano negli Stati Uniti e il dietrofront dell'Irlanda sulle etichette allarmistiche per il vino. Due facce della stessa medaglia, quella del Made in Italy che conquista l'America e "salva" i nostri calici a Bruxelles.

Parmigiano Reggiano, l'oro d'Italia che piace agli Usa

L'orgoglio del Made in Italy non conosce barriere, neppure quelle dei dazi. Il Parmigiano Reggiano, fiore all'occhiello della nostra produzione casearia, continua a macinare record negli Stati Uniti nonostante un contesto economico globale segnato da incertezze e tensioni commerciali. I dati diffusi dal Consorzio di tutela parlano chiaro: nei primi cinque mesi del 2026, le esportazioni verso il mercato americano sono cresciute del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, per un totale di circa 7.000 tonnellate di prodotto.

Un risultato che conferma gli Stati Uniti come il principale mercato estero della Dop, con una quota del 22% sull'export totale.

Il segreto di questo successo? La qualità, certo, ma anche la capacità di interpretare i gusti e le abitudini dei consumatori americani. Come emerso dal panel "Inside Parmigiano Reggiano's U.S. Growth", tenutosi a New York il 28 giugno scorso, la strategia del Consorzio non si limita a incrementare le vendite, ma punta a incorporare il prodotto nella cultura quotidiana degli americani. L'obiettivo è trasformare il Parmigiano Reggiano da semplice formaggio importato a "love brand", un'icona premium amata e riconosciuta come simbolo del saper fare italiano.

A testimonianza di questo impegno, il 13 luglio il Console Generale degli Stati Uniti, Douglass Benning, ha visitato l'azienda agricola Bertinelli a Noceto (Parma), incontrando il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli. Un tour guidato della filiera produttiva e una degustazione a diverse stagionature hanno siglato l'importanza delle relazioni economiche e istituzionali tra il territorio della Dop e gli Stati Uniti.

Un rapporto, quello tra Italia e America, che si rafforza anche attraverso la formazione, come sottolineato dallo stesso Console Benning durante la presentazione del Knowledge Center di a Milano.

La grande vittoria sul fronte delle etichette irlandesi

Se il fronte americano sorride, altrettanto positivo è il risultato ottenuto a Bruxelles sulla spinosa questione delle etichette choc. L'Irlanda ha infatti confermato il rinvio dell'applicazione delle etichette salutistiche sugli alcolici, e quindi anche sul vino, una misura che aveva messo in allarme l'intero settore vitivinicolo italiano.

La decisione, inizialmente prevista per maggio 2026, è stata posticipata al 2028, un passo che il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha accolto con soddisfazione, definendola la dimostrazione che il governo irlandese "sta rinunciando all'idea" di una norma "contro il mercato unico e non utile allo scopo che si poneva".

L'iniziativa irlandese, che prevedeva avvertenze terroristiche come "il consumo di alcol provoca malattie del fegato" e "alcol e tumori mortali sono direttamente collegati", era stata duramente contestata da Italia, Francia, Spagna e altri sei Stati Ue, che la consideravano una barriera al mercato interno. La vittoria, seppur parziale, rappresenta un'importante boccata d'ossigeno per il comparto, che temeva un effetto domino in Europa e nel mondo.

L'auspicio, come sottolineato da Coldiretti, è che si possa giungere alla cancellazione definitiva di una norma "distorsiva e totalmente priva di basi scientifiche".

Due successi che parlano italiano

I due episodi, apparentemente distanti, sono in realtà legati da un filo comune: la forza del Made in Italy e la capacità delle istituzioni italiane di difendere le proprie eccellenze. Da un lato, la qualità e la tradizione di un prodotto come il Parmigiano Reggiano, capace di conquistare il palato e la fedeltà dei consumatori americani anche in un periodo di incertezza. Dall'altro, la diplomazia e la determinazione politica che hanno scongiurato una misura protezionista contro il vino. Due battaglie vinte che rilanciano il ruolo dell'Italia nel panorama agroalimentare internazionale.

Come ha commentato lo stesso ministro Lollobrigida, i dati sull'export di Parmigiano Reggiano "confermano una verità oggettiva: la qualità italiana non ha barriere insormontabili".

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