Vacilla la scalata di Orcel e UniCredit a Banco Bpm, mentre il governo Meloni si divide
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Redazione Economia
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Mentre l’offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata da UniCredit su Banco Bpm procede tra adesioni ancora limitate – 22.862 richieste presentate all’8 maggio, per un totale di 168.084, pari a un esiguo 0,011093% del capitale oggetto dell’operazione –, il vero nodo sembra spostarsi sul piano politico. Il governo Meloni, infatti, appare sempre più diviso sull’opportunità di esercitare il golden power per ostacolare l’acquisizione, una mossa che rischia di innescare un conflitto con Bruxelles.
La questione, che ha già provocato tensioni tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani, emerge in tutta la sua delicatezza in un momento in cui l’esecutivo cerca di evitare fratture pubbliche. Fonti di governo ammettono che «non c’è intesa», dopo un incontro a Palazzo Chigi in cui si è discusso proprio delle implicazioni dell’intervento statale nelle dinamiche bancarie. Il rischio, tuttavia, è che l’Europa possa annullare il golden power se il governo non notificherà la decisione alla Commissione europea, come previsto dall’articolo 21 del regolamento sulle concentrazioni.
Intanto, Andrea Orcel – che guida UniCredit – non resta inattivo. L’incontro a Milano con Francesco Gaetano Caltagirone, tra i principali azionisti di Banco Bpm, dimostra come la partita si giochi su più livelli: finanziari, politici e persino giudiziari. Se da un lato l’Ops procede con numeri ancora modesti, dall’altro è chiaro che ogni mossa del governo potrebbe rivelarsi decisiva, non solo per le sorti dell’operazione, ma anche per gli equilibri interni alla maggioranza.




