Papa Leone XIV autorizza la beatificazione di 124 martiri di Jaén e di un laico argentino

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il cardinale Marcello Semeraro, nel corso della celebrazione che ha portato sugli altari i nuovi beati nella cattedrale di Jaén, ha posto l'accento su una distinzione netta, sottraendo quelle esistenze a qualsiasi retorica. Non si trattò, ha spiegato il prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, di eroi nel senso convenzionale del termine, né tantomeno di combattenti schierati per una ideologia. La loro fu piuttosto una testimonianza radicale, consumata nel secolo scorso, la cui essenza è racchiusa in una forma di coraggio che pochi sono chiamati a sostenere: la capacità di soffrire, fino all'estremo sacrificio, "per amore della verità e della giustizia". Una definizione che, come spesso accade nelle cause di martirio, trascende il contesto storico immediato per indicare una postura esistenziale, il cui prezzo fu la vita stessa.

I decreti firmati dal pontefice

L'iter che ha condotto alla proclamazione di quei martiri, come pure quella di altre figure ascritte al novero dei beati e dei venerabili, ha ricevuto il via libera definitivo dall'udienza concessa da papa Leone XIV al cardinale Semeraro. Nell'incontro, svoltosi giovedì 18 dicembre, il pontefice ha autorizzato la promulgazione di una serie di decreti che, di fatto, dischiudono le porte agli onori degli altari per dodici persone. Di queste, undici appartengono al gruppo di martiri della diocesi spagnola, uccisi in odium fidei durante gli anni della guerra civile negli anni Trenta, un conflitto la cui ferocia colpì duramente anche il clero e i fedeli: fra di loro, come emerso dalle notizie diffuse, si contano nove seminaristi, un sacerdote diocesano e un laico. Il dodicesimo futuro beato è invece Enrique Ernesto Shaw, un padre di famiglia argentino scomparso nel 1962, la cui causa è passata per il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione.

La figura del laico imprenditore

La vicenda di Shaw, in particolare, delinea un percorso di santità atipico e profondamente radicato nella quotidianità del secolo scorso. Nato a Parigi nel 1921 ma di nazionalità argentina, visse a Buenos Aires, dove si impegnò attivamente nell'Azione Cattolica. La sua esistenza, come quella di molti, fu segnata dalle responsabilità familiari – fu padre di nove figli – e professionali, ricoprendo il ruolo di dirigente d'impresa. Proprio in quell'ambito, stando a quanto ricostruito, seppe coniugare l'etica cristiana con le esigenze del mondo del lavoro, un aspetto che ha senza dubbio influito sulla fama di santità che lo ha accompagnato dopo la morte, avvenuta il 27 agosto del 1962. La sua beatificazione, che giunge dopo l'approvazione del miracolo necessario, propone alla Chiesa un modello di virtù eroiche vissute non in convento o in missione, ma tra gli uffici e le mura domestiche.

Le altre cause approvate

Oltre alle beatificazioni, i decreti autorizzati dal papa riguardano anche il riconoscimento delle virtù eroiche per tre nuovi venerabili, un passo ulteriore che ne attesta l'esemplarità della vita cristiana. Si tratta di due italiani, fra Berardo Atonna e suor Domenica Caterina dello Spirito Santo, e di un sacerdote indiano, Joseph Panjikaran. La loro storia, ciascuna con le proprie peculiarità e radicate in contesti geografici e spirituali differenti, si aggiunge al ricco mosaico di testimonianze che la Chiesa, attraverso il Dicastero delle Cause dei Santi, continua a esaminare e a proporre ai fedeli. Questi percorsi, che nascono spesso dalla devozione popolare e dalle richieste delle diocesi locali, mostrano come l'idea di santità permei strati diversificati della società e della vita religiosa, senza confini nazionali o di stato di vita.

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