L’ira di Teheran dopo il sequestro della nave: “Reagiremo presto”
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Redazione Esteri
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L’ultima scossa, in un Golfo già infuocato dalle operazioni militari e dalle rappresaglie diplomatiche, arriva da una intercettazione in mare: una nave mercantile iraniana, mentre tentava di uscire dal golfo dell’Oman, è stata colpita e sequestrata dalle forze statunitensi. L’episodio, che i vertici di Teheran hanno definito una palese violazione del cessate il fuoco, si inserisce in un quadro di blocco navale americano ancora in vigore – una morsa che da giorni stringe porti e coste iraniane – e rischia di far saltare ogni residuo spiraglio negoziale. Il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref, con una frase destinata a fare il giro delle cancellerie, ha ribadito che la sicurezza dello Stretto di Hormuz “non è gratuita”: non ci si può aspettare, ha spiegato, che il paese garantiscchi la stabilità marittima mentre subisce restrizioni pesantissime sulle proprie esportazioni petrolifere. Una dichiarazione che suona come un avvertimento, ma anche come la fotografia di uno stallo dove ogni azione americana provoca una reazione annunciata.
Il video del Centcom e la replica di Trump
A confermare l’operazione ci ha pensato direttamente il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), che sui social ha pubblicato anche il video dell’abbordaggio: “Il 19 aprile – si legge nel post – le forze statunitensi operanti nel Mar Arabico hanno applicato misure di blocco navale nei confronti di una nave da carico battente bandiera iraniana che tentava di dirigersi verso un porto iraniano”. Il presidente Donald Trump, da parte sua, ha aggiunto un dettaglio non secondario: la cargo avrebbe ignorato ripetuti avvertimenti prima di essere fermata da un cacciatorpediniere della Marina. Sarebbe, questa, la prima intercettazione di questo tipo da quando, la scorsa settimana, è iniziato ufficialmente il blocco navale. Una dimostrazione di forza, insomma, che però Teheran legge come una rottura unilaterale dei fragili equilibri raggiunti dopo settimane di conflitto aperto.
Teheran: “Ai nuovi colloqui non parteciperemo”
La reazione della repubblica islamica non si è fatta attendere, ed è stata affidata a toni durissimi: il governo iraniano parla di richieste americane “eccessive e irrealistiche”, sostenendo che in queste condizioni – con un cessate il fuoco ampiamente violato e lo Stretto di Hormuz trasformato in un teatro di guerra – non abbia alcun senso sedersi al secondo round negoziale previsto in Pakistan. “Reagiremo presto”, hanno fatto sapere da Teheran, senza per ora specificare se per vie diplomatiche o con azioni sul terreno. Nel frattempo, all’interno del paese, il clima è reso ancora più teso dall’esecuzione della condanna a morte di due persone accusate di spionaggio per conto di Israele: un segnale, quello giudiziario, che s’intreccia pericolosamente con la tensione internazionale.
Petrolio in salita e domanda globale in calo
Sul fronte economico, gli effetti della guerra in Medio Oriente continuano a perturbare i mercati petroliferi, tanto che le quotazioni del greggio sono tornate a salire. Eppure, l’ultimo rapporto mensile dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) offre un quadro controintuitivo: la domanda globale di petrolio, si legge nel rapporto, si contrarrà di 80 mila barili al giorno nel corso del 2026. Una flessione che gli analisti legano proprio al grave shock dell’offerta – con blocchi navali e sequestri che limitano i flussi – il quale finisce per comprimere la domanda a valle. Uno scenario, questo, che rende ancora più incerto qualsiasi tentativo di mediazione, mentre il comando americano ribadisce la legittimità delle proprie azioni e Teheran promette di non restare a guardare.




