Teheran sotto nuove esplosioni, l’ira di Teheran: “Gli Usa rimpiangeranno l’attacco alla fregata Dena”
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Redazione Esteri
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La capitale iraniana è tornata a tremare nelle ultime ore. Una serie di esplosioni, stando a quanto riportato dai media locali, ha squarciato la notte nella parte occidentale di Teheran e in alcune zone della città di Karaj, mentre le autorità parlano ormai di un tributo di sangue che supera ogni precedente limite. La Fondazione dei Martiri e degli Affari dei Veterani, l’ente che in Iran si occupa della gestione dei caduti, ha comunicato che il numero delle persone già tumulate ha superato quota 1.045, un dato parziale che non include i corpi ancora dispersi né i feriti—e si parla di migliaia—ricoverati nelle strutture ospedaliere del Paese. Nel frattempo, la macchina bellica iraniana non ha fermato la sua offensiva: Teheran ha annunciato di aver lanciato un attacco missilistico contro il quartier generale delle forze curde situato nel Kurdistan iracheno, un’azione che apre un nuovo fronte e che mira a colpire quelle che il regime definisce "basi separatiste".
Sul fronte diplomatico e delle comunicazioni ufficiali, il ministro degli Esteri Abbas Araqchi è intervenuto con durezza inaudita, accusando gli Stati Uniti di aver colpito—senza alcun preavviso—una fregata della Marina militare di Teheran mentre navigava in acque internazionali. Un’azione che Araqchi, sui suoi canali social, ha definito una "follia", aggiungendo che Washington "rimpiangerà amaramente" quanto accaduto. Il riferimento è all’affondamento della fregata IRIS Dena, una nave della classe Moudge che, secondo le ricostruzioni, era stata "ospite" della Marina indiana durante un'esercitazione multinazionale nel Golfo del Bengala e stava facendo ritorno a casa. A silurarla, un sottomarino statunitense che ha centrato lo scafo in un punto imprecisato dell’Oceano Indiano, al largo dello Sri Lanka, provocando una strage.
Oceano Indiano, il primo affondamento dal 1945: la Dena colpita mentre rientrava in patria
L’attacco alla fregata iraniana rappresenta uno spartiacque militare e simbolico di portata storica. Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha confermato l’operazione, sottolineando con freddezza come si tratti della prima volta, dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, che un sottomarino a stelle e strisce affonda una nave nemica utilizzando un siluro. Un’azione che gli Stati Uniti giustificano nell’ambito della ritorsione per le ostilità in corso, ma che secondo Teheran è avvenuta in assenza di qualsiasi provocazione diretta in quel momento. Le immagini dei soccorsi, girate nelle acque di fronte a Galle, mostrano i sopravvissuti—32 marinai tratti in salvo e subito ricoverati nell'ospedale locale sotto la sorveglianza di guardie armate—mentre i corpi senza vita recuperati hanno già raggiunto quota 87, con decine di dispersi che fanno temere un bilancio destinato a peggiorare ulteriormente.
Mentre i riflettori sono puntati sul dramma umano dei marinai iraniani—130 secondo il ministro degli Esteri erano a bordo—il conflitto allargato continua a mietere vittime anche sul terreno. Le difese civili e la Mezzaluna Rossa iraniana stanno lavorando senza sosta in un Paese che, ormai da giorni, conta i danni di oltre 1.300 bombardamenti segnalati dall’inizio dell’offensiva israelo-americana. I raid non hanno risparmiato infrastrutture civili: scuole, quartieri residenziali e persino un ospedale risultano danneggiati, con un numero crescente di sfollati che cerca rifugio lontano dalle aree più colpite.
L’ombra curda e il caos nel Golfo: missili su Erbil e l’incognita dello Stretto di Hormuz
Nel quadro di una guerra che si allarga a macchia d’olio, l’Iran ha aperto un nuovo capitolo puntando i missili contro il Kurdistan iracheno. L’obiettivo dichiarato è il quartier generale dei gruppi curdi che, secondo la lettura di Teheran, rappresenterebbero una minaccia diretta alla stabilità interna e agirebbero in coordinamento con i servizi occidentali. Tre missili hanno centrato le strutture nella regione autonoma, un’area particolarmente delicata perché ospita truppe statunitensi e rappresenta un crocevia strategico per le alleanze nella regione. Non è un caso che, parallelamente, il Qatar abbia disposto l’evacuazione dei residenti che vivono nei pressi dell’ambasciata americana a Doha, dopo che un missile balistico iraniano aveva preso di mira la base aerea di Al-Udeid, uno dei centri nevralgici del comando Centcom americano.
Sul versante energetico, la tensione resta altissima. Le Guardie rivoluzionarie avevano inizialmente rivendicato il controllo completo dello Stretto di Hormuz—passaggio vitale per il transito del petrolio mondiale—ma una nota successiva dello Stato Maggiore dell’esercito ha precisato che "lo Stretto non è chiuso", anzi, le navi vengono gestite secondo i protocolli internazionali. Una precisazione che lascia intravedere fratture e distinguo all’interno della leadership militare iraniana, ma che non placa i timori dei mercati globali, già scossi dall’escalation. Nelle acque del Golfo, intanto, una petroliera è stata colpita da una "grande esplosione" al largo del Kuwait, provocando una fuoriuscita di greggio che minaccia ora un disastro ambientale di proporzioni significative.
La risposta israeliana e l’allargamento del fronte libanese
Israele, da parte sua, non ha allentato la pressione. Nuovi raid aerei hanno colpito la periferia di Teheran e, parallelamente, l’aviazione israeliana ha intensificato le operazioni contro obiettivi in Libano, colpendo quelle che definisce "infrastrutture di Hezbollah" nella zona di Beirut. L’uccisione di un alto funzionario di Hamas in un campo profughi vicino a Tripoli, avvenuta nelle scorse ore, conferma che il conflitto ha ormai valicato i confini dell’Iran, estendendosi a macchia d’olio in un’area che va dal Mediterraneo all’Indo-Pacifico. L’attacco a Tel Aviv con droni e missili balistici, per quanto in larga parte intercettato, ha dimostrato la capacità di Teheran di colpire il cuore dello Stato ebraico, in una spirale di violenza che non accenna a fermarsi.




