Abolito il numero chiuso a medicina, Mariotti: "Un passo importante"
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Redazione Salute
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La Camera dei deputati ha approvato ieri la legge delega che cancella i test di ingresso ai corsi di laurea in Medicina, un cambiamento che segna una svolta storica per l’accesso agli studi medici in Italia. Tra i primi a esprimere soddisfazione è Gavino Mariotti, rettore dell’Università di Sassari, che ha definito la riforma “un passo importante” per garantire maggiori opportunità agli studenti. La decisione, che abolisce il cosiddetto numero chiuso, arriva dopo anni di dibattiti e polemiche, con il sistema dei quiz nazionali spesso criticato per la sua rigidità e per l’eccessiva selezione che lasciava fuori migliaia di aspiranti medici ogni anno.
Nonostante l’entusiasmo di molti, la riforma prevede una fase transitoria: l’abolizione del numero chiuso sarà effettiva solo per il primo semestre, un dettaglio che ha suscitato reazioni contrastanti. In Calabria, ad esempio, c’è chi accoglie con favore la novità, mentre altri la interpretano come un “escamotage all’italiana”, un compromesso che rischia di non risolvere del tutto i problemi di accesso alla professione medica. Un cittadino di Catanzaro, intervistato in centro città, ha ammesso di non conoscere nel dettaglio il contenuto della riforma, sottolineando come la questione sia complessa e necessiti di un confronto con gli addetti ai lavori.
Tra i sostenitori della riforma c’è anche Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, che da anni si batte per l’abolizione del numero chiuso. Già nel 2012, Zaia aveva sollevato la questione, trovandosi allora in minoranza e subendo critiche. Oggi, a distanza di oltre un decennio, il suo obiettivo è diventato realtà. “La selezione va fatta sul campo”, ha dichiarato Zaia, ribadendo l’importanza di valutare gli studenti durante il percorso di studi e non solo attraverso un test iniziale. Il presidente veneto ha ricordato come nel 2018 la sua regione avesse assunto 300 medici laureati ma non ancora specializzati, un’iniziativa nata per far fronte alla carenza di personale sanitario, problema che continua a essere una delle principali criticità del sistema sanitario italiano.
La riforma arriva in un momento in cui il tema della sanità è al centro del dibattito pubblico, non solo per l’accesso alle facoltà di Medicina ma anche per le misure di sicurezza a tutela di medici e infermieri. Proprio in questi giorni, infatti, sono state presentate proposte per l’introduzione di bodycam e braccialetti elettronici come strumenti di prevenzione contro le aggressioni al personale sanitario, un fenomeno purtroppo in crescita. Zaia, intervenendo su entrambi i fronti, ha sottolineato l’importanza di agire su più livelli per garantire un sistema sanitario efficiente e sicuro.
Mentre le università si preparano ad accogliere un numero potenzialmente maggiore di studenti, resta da vedere come verrà gestita la fase di transizione e quali saranno i criteri adottati per garantire una formazione di qualità. La riforma, infatti, non elimina del tutto la necessità di una selezione, ma sposta il momento della valutazione, affidandolo alle istituzioni accademiche. Un cambiamento che, se da un lato apre le porte a nuovi aspiranti medici, dall’altro richiede un’attenta pianificazione per evitare di compromettere gli standard formativi.




