Parma-Napoli 1-1, l’assedio sterile di Conte e il ko morale che sa di resa
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Redazione Sport
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C’era una volta un pareggio che profumava di trionfo, quello di un anno fa al Tardini che di fatto consegnò lo scudetto al Napoli. Ieri, invece, lo stesso risultato ha avuto il sapore amaro di una doccia gelata per gli azzurri, capaci di interrompere bruscamente la loro corsa di cinque vittorie consecutive proprio sul più bello. La squadra di Antonio Conte, dopo aver sorpassato il Milan in classifica, non è riuscita a mantenere quella pressione costante sull’Inter che sembrava essere diventata il loro marchio di fabbrica; anzi, il muro eretto dalla formazione di Carlos Cuesta ha finito per tarpare le ali a un attacco apparso spesso prevedibile e poco lucido. A mancare, in questa domenica emiliana, non è stata soltanto la precisione sotto porta – con Hojlund e De Bruyne ripetutamente murati in area – ma anche quella cattiveria cinica che contraddistingue le squadre che vogliono davvero credere nella rimonta scudetto.
L’illusione del gol lampo e la pazienza del Parma
La partita, a dirla tutta, era partita subito in salita per i partenopei, complici quei trentaquattro secondi di黑昏迷 in cui la difesa azzurra – con Juan Jesus e Buongiorno in ritardo di lettura – ha consentito a Strefezza di infilare Milinkovic-Savic su suggerimento di Elphege. Subire un gol così rapido avrebbe potuto tramortire chiunque, e invece il Napoli ha provato a riversarsi nella metà campo avversaria con una certa foga, sebbene questa fosse priva della necessaria geometria. Perché il Parma, lo si è capito subito, non aveva alcuna intenzione di concedere spazi: un blocco bassissimo, denso di giocatori come Delprato (trasformato in quinto di centrocampo) e un Troilo insuperabile nel respingere tutto ciò che si avvicinava all’area piccola. Di fronte a una difesa così chiusa, la manovra di Conte – che pure schierava tre centrocampisti di qualità come Lobotka, Anguissa e il solito instancabile McTominay – si è arenata come un fiume in secca, incapace di trovare quella scossa improvvisa che serve per scardinare i cosiddetti "muretti".
L’enigma scozzese e la solitudine di Hojlund
A salvare la faccia agli ospiti ci ha pensato ancora una volta Scott McTominay, l’uomo dei gol pesanti, che al 60’ ha raccolto una sponda di Hojlund per infilare l’angolino dell’1-1. Un’azione semplice, diretta, che ha messo in luce i limiti di una manovra offensiva altrimenti troppo compassata: mentre De Bruyne cercava cross al millimetro e Politano calciava in curva, mancava spesso quella sporcizia, quella deviazione fortunosa che serve per piegare una retroguardia arcigna. Il rientro di Hojlund, guarito da un problema intestinale, non ha fornito la svolta sperata; il giovane danese ha lottato, sì, ma è apparso spesso isolato nel bosco dei difensori emiliani. La sensazione, leggendo il tabellino e le pagelle, è che al Napoli manchi quel guizzo dell’ultimo minuto, quella capacità di forzare la sorte che aveva caratterizzato le precedenti cinque uscite; qui, invece, l’assedio è stato sterile, costellato da errori tecnici come quello di McTominay che scivola al momento di calciare o di Alisson che calcia a lato in modo clamoroso.
La classifica e la delusione silenziosa
Con questo pareggio, il Napoli sale a 66 punti, consolidando il secondo posto con un margine di +3 sul Milan (battuto dall’Udinese), ma lasciando sostanzialmente via libera all’Inter in vetta. I nerazzurri, che nella tarda serata avrebbero affrontato il Como, si sono presentati all’appuntamento con la consapevolezza di poter allungare fino a +9, mettendo di fatto una seria ipoteca sul titolo. La differenza, in queste ultime sei giornate, la farà anche l’approccio: se da un lato Conte non ha lesinato complimenti ai suoi per l’impegno (“Non ho nulla da rimproverare ai ragazzi”), dall’altro il rammarico per aver subito un gol evitabile dopo neanche un minuto è rimasto impresso negli occhi di giocatori come Alisson, immortalato in un video social dal volto segnato dalla tristezza al fischio finale. Un pareggio che, insomma, non cancella la qualificazione alla prossima Champions League, quasi certa, ma che spegne definitivamente quel fuoco della rimonta che aveva infiammato le ultime settimane. Il Tardini, che un anno fa era stato il teatro della festa, si è trasformato ieri nel muro contro cui si è infranto l’ultimo, vero sogno di rimonta.




