Parma-Napoli, Strefezza gela il Tardini: vantaggio ducale dopo 33 secondi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il fattore campo, nel calcio come altrove, conserva ancora un’influenza determinante, capace talvolta di ribaltare qualsiasi pronostico basato sulla differenza tecnica o sulla posizione in classifica. Lo stadio Tardini, questo pomeriggio, ne ha avuto la riprova più eclatante: l’undici di Carlos Cuesta, infatti, ha impiegato appena trentatré secondi per passare in vantaggio contro un Napoli che, fino a quel momento, aveva probabilmente immaginato un copione completamente diverso. Il meccanismo, semplice nella teoria ma devastante nella pratica, è scattato sulla lunga ripartenza del portiere Suzuki; la sfera, lanciata in avanti, è stata spizzata di testa da Elphege – il quale ha anticipato sia Buongiorno che Juan Jesus – finendo direttamente sui piedi di Strefezza. Quest’ultimo, presentatosi solo davanti a Milinkovic-Savic, non ha avuto difficoltà a infilare il pallone alla sinistra dell’estremo difensore, firmando l’1-0 e scatenando l’incredulità tra i tifosi ospiti convenuti in Emilia.
L’assedio immediato di Conte e la resistenza organizzata dei padroni di casa
Sotto nel punteggio in un modo così rocambolesco, la reazione della squadra di Antonio Conte è stata immediata, quasi fisiologica per una compagine abituata a gestire il possesso palla e la pressione psicologica. I partenopei, spinti dalla necessità di recuperare il risultato per continuare la loro rincorsa nei confronti dell’Inter capolista, hanno stretto i crociati nella loro metà campo in un vero e proprio assedio. Kevin De Bruyne, come riporta la cronaca minuto per minuto, ha provato a prendere in mano le redini della manovra offensiva, tentando anche una conclusione personale dal limite che è stata però prontamente deviata. Nonostante la densità offensiva degli azzurri e le sfuriate del belga e dei suoi compagni, la retroguardia ducale – schierata con Troilo al centro e Delprato a presidiare la fascia destra – ha retto l’urto, dimostrando una personalità inaspettata che ha permesso di contenere l’iniziale veemenza avversaria.
Uno schema collaudato e le difficoltà strutturali del Napoli
Nonostante l’evidente supremazia territoriale del Napoli, capace di mettere sotto scacco gli avversari al quarto d’ora, il Parma non si è limitato a subire. Anzi, i padroni di casa hanno mostrato una chiara identità tattica, insistendo con una soluzione ripetuta che ha messo più volte in difficoltà la difesa ospite: il lancio lungo di Suzuki per le torri offensiva. In una di queste ripartenze, al nono minuto, Elphege ha replicato lo schema del gol, abbassando nuovamente di testa per Strefezza; in quell’occasione, però, la sfera è terminata sul fondo, mancando il raddoppio di pochissimo. La scelta di Conte di confermare i tre mancini in difesa – Juan Jesus, Buongiorno e Olivera – in una linea a tre che cercava di costruire dal basso, ha mostrato qualche crepa di troppo nell’approccio aereo ai lunghi rinvii, un tallone d’Achille che Cuesta aveva evidentemente individuato e che ha provato a colpire sistematicamente.
Una partita dal peso specifico opposto in classifica
Prima del fischio d’inizio, le dichiarazioni di Antonio Conte ai microfoni di Dazn avevano già delineato i contorni di una sfida psicologica complessa per gli ospiti. L’allenatore leccese, parlando dell’obiettivo Champions League, aveva sottolineato l’importanza di guardare a chi sta davanti (l’Inter, distante sette lunghezze) senza però dimenticarsi di chi preme alle spalle, pur consapevole che "chi sta davanti dipende da sé stessa". Per il Parma, che aveva conquistato un pareggio prezioso contro la Lazio all’Olimpico nella scorsa giornata, il valore dei tre punti in palio era altrettanto vitale: con 35 punti in classifica, l’urgenza di blindare la salvezza rendeva il fattore Tardini un’arma da sfruttare senza riserve per evitare di farsi risucchiare nella zona calda della retrocessione.




