Elsa Rubino, la sopravvissuta di Crans-Montana, è tornata in Italia: ricoverata al Cto di Torino dopo due mesi di incubo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il lungo calvario di Elsa Rubino, la quindicenne di Biella rimasta gravemente ustionata nell’incendio del locale Le Constellation a Crans-Montana, ha segnato ieri una svolta fondamentale con il suo rientro in Italia. Dopo due mesi trascorsi in un letto d’ospedale a Zurigo, la ragazza è stata trasferita in elivolo al Centro Grandi Ustionati del Cto di Torino, dove inizierà ora la fase più complessa della riabilitazione. I medici svizzeri, che l’hanno avuta in cura dalla notte della strage di Capodanno, l’hanno dichiarata ufficialmente fuori pericolo di vita, un traguardo che fino a poche settimane fa sembrava ancora lontano se si considerano la gravità delle ustioni riportate e i numerosi interventi chirurgici a cui è stata sottoposta. Il volo, durato circa novanta minuti, è stato descritto dai sanitari come un momento carico di significato, non solo per il cambio di coordinate geografiche ma per ciò che rappresenta: il ritorno alla quotidianità, alla famiglia, alla propria lingua.

L’arrivo in Piemonte e le prime parole dei genitori

Ad accoglierla sulla pista di atterraggio c’erano il direttore del Centro Grandi Ustionati, Massimo Navissano, e il direttore sanitario della Città della Salute, Lorenzo Angelone, ma soprattutto c’erano i suoi genitori, Isabella e Lorenzo, che non l’hanno mai abbandonata in questi mesi. «Finalmente siamo a casa», hanno sussurrato commossi, mentre Elsa, nonostante le condizioni ancora delicate, è riuscita a regalare un sorriso agli operatori stringendo al petto il suo palloncino a forma di cuore, lo stesso che l’aveva accompagnata durante la degenza in Svizzera. La ragazza, che aveva riaperto gli occhi e riconosciuto i familiari già il 22 gennaio scorso, un momento che il padre aveva paragonato alla nascita di una figlia per l’emozione provata, ora respira autonomamente da alcuni giorni e, secondo quanto riferito dai medici, è lucida e cosciente. Di quella notte terribile, tra le fiamme e la folla in preda al panico, Elsa conserverebbe un ricordo nitido e dettagliato, un aspetto che, come spiegato dagli specialisti, dovrà essere affrontato con un adeguato supporto psicologico nel percorso che l’attende.

Un quadro clinico complesso e una lunga riabilitazione

Il bollettino medico diffuso al momento del ricovero parla di ustioni di secondo e terzo grado che interessavano circa il sessanta per cento della superficie rea, una percentuale impressionante che l’aveva resa la paziente italiana più grave tra i sopravvissuti alla strage costata la vita a quarantuno persone. Nei primi giorni di gennaio, quando le sue condizioni apparivano ancora critiche e l’intestino aveva subito un’infezione batterica che aveva rallentato le cure, i medici elvetici avevano dovuto rinviare alcuni interventi chirurgici per non aggravare uno stato di salute già compromesso. Ora, spiegano dall’équipe del dottor Navissano, la priorità è garantire la continuità terapeutica in un ambiente che possa offrire alla ragazza anche la vicinanza degli affetti. Al Cto, Elsa è stata ricoverata in terapia sub-intensiva, dove la madre potrà restare con lei giorno e notte in camera, una possibilità prevista per i pazienti minorenni che consente di mantenere quel contatto umano fondamentale in fasi così delicate della vita. La strada verso la guarigione, però, è ancora in salita e richiederà mesi di cure, con il coinvolgimento non solo dei chirurghi plastici ma anche di fisioterapisti, nutrizionisti e psicologi.

La gestione del trauma e le prospettive terapeutiche

Navissano, nel commentare l’arrivo della giovane paziente, ha voluto sottolineare come l’età di Elsa rappresenti un fattore favorevole nel processo di recupero, poiché la plasticità e la capacità di reazione di un organismo di quindici anni possono fare la differenza rispetto a pazienti più adulti. I medici del Cto, dopo aver analizzato la documentazione clinica proveniente da Zurigo, dovranno ora impostare un programma riabilitativo personalizzato che tenga conto delle molteplici ferite, non solo quelle visibili sulla pelle. La ragazza, che frequenta il liceo linguistico Sella a Biella, aveva espresso più volte il desiderio di tornare in Italia, di rivedere i suoi compagni di classe e di riprendere, quando possibile, una parvenza di normalità. Nei prossimi giorni, gli specialisti valuteranno con attenzione ogni singola progresso, evitando di fissare tappe rigide in un cammino che si annuncia irto di ostacoli ma che oggi, per la prima volta dopo la notte del 31 dicembre, può contare sulla certezza di avercela fatta.

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