Tifosi del Napoli fermati a Eindhoven: "Marchiati con un numero sulla mano"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La sera che ha preceduto la partita di Champions League tra PSV e Napoli, un gruppo di sostenitori azzurri è stato fatto oggetto, in un parcheggio nei pressi del centro di Eindhoven, di un'operazione di polizia di notevole portata, la quale ha condotto all'identificazione forzata e al successivo fermo di circa duecento persone. Secondo le ricostruzioni fornite da alcuni diretti interessati, i quali hanno riferito di essersi recati in città con l'unico intento di assistere all'incontro, l'azione delle forze dell'ordine olandesi sarebbe scattata senza una ragione apparente, poiché non sarebbe stato contestato alcun reato specifico ma semplicemente il raduno in sé, definito dalle autorità locali come una minaccia per l'“atmosfera”. Privati della libertà di movimento, i tifosi sono stati condotti negli uffici di polizia e sottoposti a tutte le procedure di schedatura, compreso il fotosegnalamento, prima di ricevere un provvedimento amministrativo che ne ha sancito l'espulsione.

Le testimonianze dei sostenitori e le reazioni

Uno di loro, raggiunto telefonicamente, ha raccontato con toni accesi la propria esperienza, spiegando di essere stato circondato dalla polizia nel momento in cui, insieme ad altri, stava per recarsi a bere una birra. “Non abbiamo fatto nulla”, ha affermato il tifoso, sottolineando come, oltre alla delusione per non poter vedere la propria squadra, pesi l'aspetto economico dei biglietti non rimborsati e il disagio di un trattamento giudicato ingiusto. A rendere ancora più netta la protesta sono state le parole dell'avvocato Emilio Coppola, il quale, rappresentando alcuni dei fermati, ha parlato di una vera e propria “marchiatura”, descrivendo come agli uomini sia stato applicato sulla mano un numero identificativo, rimasto visibile per tutta la notte trascorsa in stazione.

La dinamica dei fermi e il clima di tensione

Il legale ha poi precisato che ai suoi assistiti è stato notificato l'equivalente di un foglio di via, con il quale si è disposto il loro allontanamento immediato, e che i biglietti d'ingresso allo stadio sono stati annullati, privandoli così del diritto a presenziare alla gara. A corroborare il quadro di un controllo straordinariamente rigido e pervasivo, si sono aggiunte le osservazioni del giornalista Gianluca Di Marzio, il quale, in un collegamento da Eindhoven, ha dichiarato di non aver mai assistito a una situazione del genere, caratterizzata da una massiccia presenza di agenti che fermavano sistematicamente le persone di origini italiane. Anche gli stessi giornalisti, ha raccontato, sono stati sottoposti a identificazione e a controlli sul proprio accredito stampa, in un clima generale di notevole apprensione.

Le conseguenze immediate per i tifosi

L'episodio, che ha coinvolto un numero elevatissimo di individui – le stime parlano di duecentotrenta fermi – ha avuto come esito immediato l'impossibilità per molti di loro di raggiungere il Philips Stadion, nonostante la regolare acquisizione del titolo di accesso. La procedura, che ha comportato l'annullamento di quest'ultimo, ha di fatto trasformato il viaggio in una perdita secca, sia per le spese sostenute sia per l'esperienza negativa vissuta. Le descrizioni fornite dall'avvocato Coppola, le quali delineano un trattamento umiliante con l'assegnazione di un numero sul Corpo, hanno sollevato ulteriori questioni sulle modalità operative adottate, in un caso che appare destinato a suscitare un ampio dibattito sulle libertà personali e sulle prassi di pubblica sicurezza in occasione di grandi eventi sportivi.

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