Tumore del pancreas, l’Aifa approva la rimborsabilità di olaparib per i pazienti con mutazione Brca
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Redazione Salute
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C’è una svolta importante, sebbene circoscritta a una minoranza di pazienti, nel trattamento dell’adenocarcinoma del pancreas metastatico, una delle neoplasie solide a prognosi più severa. L’Agenzia Italiana del Farmaco ha dato il via libera alla rimborsabilità di olaparib, un farmaco che rappresenta il capostipite della classe degli inibitori di PARP, destinato a una specifica fascia di malati: coloro i quali, portatori di una mutazione germinale dei geni Brca1 o Brca2, non abbiano avuto una progressione di malattia dopo almeno sedici settimane di chemioterapia di prima linea a base di platino. La decisione, attesa da tempo dagli oncologi e dalle associazioni, introduce per la prima volta in questo specifico contesto tumorale un approccio di medicina di precisione, allontanandosi dal tradizionale e unico ricorso alla chemioterapia classica che per decenni ha rappresentato l’unica opzione terapeutica. La ricerca, va detto, si concentra ormai da anni sull’identificazione di bersagli molecolari, e questa approvazione ne è la conferma più tangibile.
I numeri dello studio Polo e il vantaggio in termini di sopravvivenza libera da progressione
Il via libera dell’Aifa si basa sui risultati dello studio internazionale di fase tre denominato Polo, i cui dati sono stati pubblicati sul *New England Journal of Medicine*. La ricerca, che ha coinvolto centocinquantaquattro pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico e mutazione Brca, ha dimostrato come l’utilizzo di olaparib in mantenimento sia in grado di ridurre del quarantasette per cento il rischio di progressione della malattia. La sopravvivenza libera da progressione è quasi raddoppiata, raggiungendo i 7,4 mesi rispetto ai 3,8 mesi del gruppo trattato con placebo. Un risultato, questo, considerato statisticamente significativo dagli esperti, se si pensa che fino a oggi nessun trattamento di mantenimento in questa patologia aveva mai ottenuto un simile miglioramento. A tre anni, inoltre, la percentuale di pazienti in vita era pari al 33,9% per chi assumeva il farmaco, contro il 17,8% di chi riceveva il placebo: un dato che, pur non parlando di guarigione, indica un cambiamento nella storia naturale di una malattia traditionally letale.
La conferma nella pratica clinica italiana con lo studio “real world”
Oltre ai trial registrativi, un contributo decisivo all’approvazione in Italia è arrivato da uno studio indipendente di “real world” coordinato da Michele Milella dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e pubblicato su *Cancer Medicine*. La ricerca, che ha coinvolto centoquattordici pazienti seguiti in ventitrè reparti di oncologia distribuiti su tutto il territorio nazionale, ha confermato l’efficacia del farmaco anche al di fuori del contesto protetto degli studi clinici. Nei pazienti trattati con olaparib, è stata osservata una riduzione del rischio di morte pari al quarantatré per cento. Questi dati, spiegano i ricercatori, non solo avvallano quanto emerso dallo studio Polo, ma sottolineano anche come la terapia di mantenimento consenta di allontanare i cicli di chemioterapia, riducendo il carico di tossicità e migliorando, di conseguenza, la qualità della vita quotidiana dei pazienti.
La centralità del test genetico e le implicazioni per i familiari
L’approvazione della rimborsabilità, come hanno sottolineato Michele Reni del San Raffaele di Milano e lo stesso Milella, rende oggi imprescindibile l’esecuzione del test per le mutazioni Brca già al momento della diagnosi. In Italia, nel 2024, sono stati stimati 13.585 nuovi casi di tumore del pancreas e circa il sette per cento di questi presenta la mutazione. Identificare tempestivamente questa caratteristica genetica non solo condiziona la scelta terapeutica — con la chemioterapia a base di platino seguita da olaparib — ma permette anche di attivare una prevenzione “a cascata” nei familiari. Individuare i portatori sani della mutazione all’interno di un nucleo familiare consente infatti di inserirli in programmi di sorveglianza mirata per prevenire l’insorgenza di altre neoplasie correlate, come quelle della mammella, dell’ovaio e della prostata. La strada della personalizzazione delle cure, già percorsa con successo in altri ambiti oncologici, si apre dunque anche per questo tumore, offrendo una nuova opportunità terapeutica per chi, fino a ieri, poteva contare su un numero limitatissimo di opzioni.




