Il presunto boss Gioacchino Amico decide di collaborare con i pm, spunta un nuovo pentito nell’inchiesta Hydra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La prima udienza del maxi processo, che si celebra nell’aula bunker allestita davanti al carcere di San Vittore a Milano, ha riservato una svolta destinata a pesare sull’impianto accusatorio: Gioacchino Amico, figura di vertice del presunto “sistema mafioso lombardo” e ritenuto dagli inquirenti il referente per il Nord della camorra romana legata al clan dei Senese, ha scelto di aprire un dialogo con la Direzione distrettuale antimafia. È stata la pm Alessandra Cerreti, titolare dell’inchiesta assieme al collega Rosario Ferracane, a dare l’annuncio in aula depositando i primi tre verbali delle sue dichiarazioni, un atto che certifica l’avvio di una collaborazione destinata, stando ai primi riscontri, a illuminare zone d’ombra dell’alleanza interprovinciale.

I retroscena sugli affari di Messina Denaro e i rapporti con la politica

Amico, che siede tra i 45 imputati del procedimento ordinario, non è un sodale qualsiasi: le sue rivelazioni, raccolte negli ultimi mesi, avrebbero già toccato nervi scoperti dell’associazione. Dai verbali emergerebbero dettagli inediti sugli interessi economici riconducibili a Matteo Messina Denaro, l’ex primula rossa di Castelvetrano scomparsa nel 2023, con un focus particolare sui flussi di denaro e sui canali attraverso i quali il “consorzio” – come loro stessi definivano l’intesa – reinvestiva i proventi illeciti. L’uomo, originario di Canicattì ma trapiantato al Nord, avrebbe confermato e descritto con precisione i contatti con Antonio Messina, da sempre indicato come consigliere fiduciario del superlatitante, e avrebbe raccontato di incontri avvenuti a Campobello di Mazara, a poca distanza da uno dei rifugi del boss. Non solo: nelle sue deposizioni avrebbe inoltre aperto uno squarcio sui legami tra questa galassia criminale e alcuni settori della politica nazionale, delineando un quadro di relazioni che gli inquirenti stanno ora verificando, un aspetto che – se suffragato – potrebbe allargare ulteriormente il perimetro dell’inchiesta.

Un omicidio rimasto senza colpevoli e la strategia della Dda

Tra i fatti di sangue riemersi dalle carte depositate, spicca la ricostruzione relativa alla scomparsa di Gaetano Cantarella, esponente del clan Mazzei, fatto sparire a Catania il 3 febbraio del 2020: un caso di lupara bianca su cui gli investigatori brancolavano nel buio e che adesso, grazie alla versione fornita dal nuovo pentito, potrebbe trovare una svolta decisiva. La scelta di Amico di rompere l’omertà rappresenta per la procura milanese, diretta da Marcello Viola, un elemento di forza non indifferente in questo nuovo segmento del processo, tanto più se si considera che un altro potenziale collaboratore, Bernardo Pace, condannato a 14 anni in primo grado e transitato da poche settimane nel programma di protezione, è stato trovato morto nella sua cella nel carcere torinese Lorusso e Cutugno. Un suicidio, secondo le prime ricostruzioni, avvenuto dopo aver reso a sua volta due verbali e sul quale la procura di Torino ha aperto un fascicolo per accertare l’esatta dinamica.

Le difese al lavoro sui nuovi incartamenti

La mole di carte, comprensiva anche degli atti relativi al defunto Pace, è stata acquisita dal collegio giudicante e messa a disposizione dei difensori, chiamati ora a studiare le dichiarazioni accusatorie che potrebbero incrociare le posizioni dei loro assistiti. In questo primo passaggio in aula, oltre alla costituzione delle parti civili – tra cui figurano il Comune di Milano, la Regione Lombardia e associazioni come Libera – si è discusso delle modalità di riunione del procedimento per Emanuele Gregorini, detto “Dollarino”, da poco estradato dalla Colombia e considerato un altro tassello fondamentale del “sistema mafioso lombardo”. Il filone giudiziario, che a gennaio aveva già portato a 62 condanne in rito abbreviato con pene fino a 16 anni, si arricchisce dunque di un nuovo capitolo, e il racconto di Amico – un manager in grado di maneggiare interessi economici trasversali e di intrattenere rapporti con esponenti delle istituzioni – promette di tenere banco nelle prossime udienze.

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