Caltagirone avanza in Mps mentre i soci si dividono sull'aumento di capitale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre l’assemblea del 17 aprile si avvicina, Monte dei Paschi di Siena si trova al centro di uno scontro tra azionisti, divisi tra chi sostiene l’aumento di capitale necessario a finanziare l’offerta pubblica di scambio (Ops) su Mediobanca e chi invece vi si oppone. Tra i sostenitori, oltre al fondo Pimco, si è aggiunto Norges Bank Investment Management, il fondo sovrano norvegese, che ha confermato il proprio voto a favore dell’operazione. Una scelta in linea con le raccomandazioni del proxy advisor Glass Lewis, secondo cui l’Ops rappresenterebbe un passo strategico per rafforzare la posizione dell’istituto senese.

Dall’altra parte, però, si schierano fondi come Calpers, il più grande pension fund della California, che ha espresso parere contrario. Sebbene la maggioranza sembri ormai consolidata – con quasi il 52% del capitale pronto a sostenere l’amministratore delegato Luigi Lovaglio –, resta da vedere se l’affluenza raggiungerà la soglia necessaria per approvare l’aumento, che richiede il voto favorevole di due terzi dei presenti.

L’operazione, lanciata lo scorso 24 gennaio, prevede uno scambio di 2,3 azioni Mps per ogni titolo Mediobanca, al prezzo di 15,99 euro. Un passaggio delicato, che potrebbe ridefinire gli equilibri di Piazzetta Cuccia, dove la banca guidata da Alberto Nagel ha finora mantenuto una posizione indipendente. Intanto, il gruppo Caltagirone continua ad accrescere la propria quota in Mps, confermando un interesse che va oltre la semplice speculazione finanziaria.

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