I prezzi del petrolio calano tra vendite sui mercati e scorte in rialzo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
I prezzi del petrolio hanno registrato un calo in una giornata caratterizzata da una flessione più ampia dei mercati finanziari globali, un contesto nel quale il dollaro statunitense forte ha esercitato un'ulteriore pressione al ribasso, mentre gli investitori continuavano a soppesare, con una certa apprensione, le prospettive dell'offerta. I future sul Brent, che rappresentano il principale benchmark internazionale, hanno segnato un lieve declino di appena sei centesimi, una variazione percentuale dello 0,1%, portandosi così a 64,38 dollari per barile, un livello che segue da vicino il minimo toccato nella sessione precedente, il più basso delle ultime due settimane. La posizione al di sotto delle medie mobili semplici, sia a cinquanta che a cento giorni, conferma come l'orientamento ribassista, nonostante le fluttuazioni, rimanga per il momento intatto.
Anche il West Texas Intermediate, il riferimento per il mercato nordamericano, ha proseguito la sua fase negativa, con i trader che stanno ancora metabolizzando la recente e significativa decisione dell'OPEC+ di sospendere gli aumenti di produzione che erano stati pianificati in precedenza. A ciò si uniscono le persistenti preoccupazioni per un eccesso di offerta, elementi che, combinandosi, frenano con decisione qualsiasi potenziale slancio rialzista. Al momento delle rilevazioni, il WTI veniva scambiato a circa 60,20 dollari al barile, un prezzo che riflette un lieve recupero dopo essere scivolato, seppur brevemente, fino alla soglia psicologica di 59,79 dollari, segnando nel complesso della giornata un calo di quasi l'1,10%.
All'eccesso di offerta che oggi si osserva sul mercato, un fenomeno che pesa non poco sui listini, hanno contribuito in maniera determinante le grandi compagnie petrolifere occidentali, le quali, secondo diverse analisi, hanno avuto un impatto maggiore della stessa coalizione di paesi produttori. La loro produzione, infatti, corre a ritmi che non si registravano da anni e, stando ai piani annunciati, non sembra destinata a fermarsi, creando una situazione di abbondanza che contrasta con le mosse dell'OPEC+.




