Scocchia (illycaffè) al Meeting: "L'Europa faccia di più per le imprese"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   La sostenibilità non deve trasformarsi in un ostacolo alla competitività, e le imprese, già sotto pressione per l'aumento dei costi energetici e delle materie prime, chiedono all'Europa un cambio di passo. A dirlo è Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè, che nel suo intervento al Meeting di Rimini ha lanciato un appello al Vecchio Continente perché abbandoni la frammentazione normativa e la burocrazia, scegliendo finalmente la via del realismo industriale.

La politica industriale europea, secondo Scocchia, deve creare le condizioni per far crescere imprese, capitali, competenze e innovazione, senza essere frenata da costi energetici elevati e da una regolamentazione che rischia di diventare un peso morto.

Il realismo industriale secondo Scocchia

Il messaggio che arriva dalla manager al Meeting di Rimini, la cui edizione di quest'anno si intitola “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”, è inequivocabile: l'Europa deve abbandonare l'approccio ideologico e adottare una visione strategica comune.

"Le imprese sono pronte a fare la propria parte e assumersi le proprie responsabilità, chiediamo però prevedibilità, tempi praticabili, un equilibrio tra incentivi e vincoli e maggiori disponibilità di tecnologie industriali", ha spiegato Scocchia, sottolineando come la sostenibilità non possa e non debba trasformarsi in un freno alla competitività delle aziende.

In un contesto macroeconomico e geopolitico difficile per tutti, le imprese europee e italiane stanno affrontando una salita più ripida delle altre a causa del maggior costo dell'energia, uno svantaggio che non dovrebbe essere aggravato ulteriormente.

A dare concretezza a questo appello, l'ad di illycaffè ha citato un esempio pratico: il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR, entrato in vigore il 12 agosto. Pur condividendo l'obiettivo di ridurre i rifiuti e aumentare la riciclabilità, Scocchia ha messo in guardia sui tempi e le modalità di applicazione, che rischiano di avere un impatto devastante sulla competitività. Per un'azienda come illycaffè, adeguarsi al regolamento significa intervenire su circa 1.800 referenze, con un aggravio di costo degli imballaggi vicino al 10%, senza contare gli oneri legati alle scorte e ai futuri adeguamenti. Una risorsa, questa, che in una fase già complessa e segnata da tensioni geopolitiche che penalizzano le imprese europee, potrebbe essere destinata invece a difendere la competitività.

Il prezzo del caffè e la tenuta del consumo fuori casa

Dietro le parole di Scocchia si cela una fotografia impietosa dello stato di salute della filiera del caffè. Rispetto al 2021, il costo del caffè Arabica è cresciuto dell'80%, passando da circa 170 centesimi di dollaro per libbra a circa 305 centesimi nei primi mesi del 2026. Un'impennata che ha messo a dura prova le aziende, le quali hanno dovuto decidere quanto di questo aumento riflettere sul prezzo al bar e quanto assorbire internamente.

La stessa Scocchia ha dichiarato che illycaffè ha scelto di farsi carico di una quota significativa di questi rincori, tanto che il prezzo della tazzina è rimasto al di sotto della corsa della materia prima: mentre il caffè aumentava dell'80%, il prezzo medio al bar cresceva del 24%.

Il quadro, però, non è uniforme. Se a livello nazionale il prezzo medio di un caffè al bar si attesta a 1,29 euro, ci sono zone del Paese dove la tazzina costa molto di più. È il caso del Trentino-Alto Adige, con Bolzano che guida la classifica dei prezzi più alti con una media di 1,51 euro, seguita da Trento a 1,41 euro. Il dato, rilevato dal Centro di formazione e ricerca sui consumi e da Assoutenti, fotografa le differenze territoriali di un Paese dove il rito del caffè resta un'abitudine radicata.

A confermarlo sono i dati FIPE, che indicano come nei primi cinque mesi del 2026 le visite ai bar siano rimaste stabili rispetto al 2025, con circa due miliardi di accessi. Un dato che testimonia il valore sociale e culturale dell'espresso, nonostante i rincari che gravano sulle tasche dei consumatori e sui bilanci degli esercenti.

Il costo del caffè: tra bollette e affitti

Le parole di Cristina Scocchia trovano eco nelle dichiarazioni di chi ogni giorno è dietro al bancone. "La gente si dimentica di cosa c'è dietro a quel semplice gesto", racconta Emanuela Villani, dal banco del Bistrot Le Torri di via Larga. "Dietro a una tazzina di caffè c'è un mondo: la cura della filiera, il lavoro dei coltivatori, la maestria della tostatura e il servizio di chi ti accoglie ogni mattina. Ridurre tutto a pochi centesimi fa male al nostro settore".

Un monito che sposta il focus dalla semplice materia prima al complesso sistema di costi che un pubblico esercizio deve affrontare: affitti, bollette, logistica e personale. Costi che, come ha ribadito Scocchia, sono aumentati in modo significativo per aziende ed esercenti, rendendo sempre più difficile tenere aperto un bar. La filiera del caffè è un ecosistema complesso e il prezzo della tazzina è solo la punta dell'iceberg.

Un'Europa a un bivio tra crisi e sovranità

Il ragionamento di Scocchia si allarga infine a una questione di portata storica per il Vecchio Continente. Il rischio, ha avvertito, è che l'Europa perda progressivamente centralità fino a diventare una "periferia economica irrilevante", schiacciata da una mancanza di autonomia energetica, tecnologica e difensiva.

Per evitare questo scenario, servono scelte urgenti di sistema: completare il mercato unico dei capitali, ridurre i costi energetici, adottare una regolamentazione che accompagni l'innovazione invece di rallentarla e sostenere gli investimenti nelle tecnologie strategiche come l'intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali. Inoltre, per Scocchia, non si tratta più solo di un problema di competitività economica, ma di sovranità strategica.

La dipendenza dalle Big Tech americane per cloud, sistemi operativi e strumenti digitali, ha concluso, mostra una vulnerabilità che l'Europa non può più permettersi di ignorare. La richiesta di realismo industriale avanzata da Cristina Scocchia al Meeting di Rimini è, in definitiva, un grido d'allarme che l'Europa farebbe bene ad ascoltare.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.