Nexi vola in borsa sul risiko dei rumor, ma Cdp blocca (per ora) l’assalto di Cvc

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non servivano nemmeno le sirene di un’offerta concreta, è bastato il sussurro di un possibile ritorno del fondo Cvc Capital Partners per riaccendere i fuochi d’artificio a Piazza Affari. La seduta della paytech milanese è stata un tripudio di acquisti, con il titolo Nexi che ha infilato un progresso del 6,4%, portandosi a 4,106 euro e toccando i massimi da inizio anno. Questa performance, che ha ampiamente sovrastato l’andamento piatto del Ftse Mib, è la diretta conseguenza delle indiscrezioni pubblicate dal "Financial Times": il colosso del private equity starebbe rimettendo le mani sul dossier Nexi, valutando un’operazione faraonica da circa 9 miliardi di euro che include, va detto, anche i 6 miliardi di debito del gruppo. Il mercato, nonostante la prudenza degli analisti, ha interpretato la notizia come una potenziale ancora di salvataggio per una società che negli ultimi anni, complice la guerra dei prezzi nel settore dei pagamenti digitali e la concorrenza agguerrita delle fintech, ha visto il proprio valore di borsa più che dimezzarsi dai fasti del 2021.

Il fantasma del golden power e i giochi di palazzo

Ma se i trader hanno esultato, la politica e i grandi azionisti restano con il fiato sospeso. Perché il risiko Nexi non è solo una partita a scacchi finanziaria, ma una questione di sovranità nazionale. Cvc, che in Italia controlla già realtà come Recordati e Multiversity, sa bene che non può mettere le mani sull’infrastruttura dei pagamenti tricolore senza passare dal vaglio del governo, che attraverso la normativa sul Golden Power può mettere il veto su operazioni che coinvolgono asset ritenuti strategici. Il nocciolo duro della questione, infatti, non è tanto il core business di Nexi quanto la sua divisione Digital Banking Solutions (Dbs), ovvero la rete nazionale interbancaria. Per aggirare l'ostacolo, lo schema che circola negli ambienti finanziari prevederebbe lo sro di questo gioiello di famiglia – che già lo scorso anno aveva attirato un'offerta da un miliardo del fondo americano Tpg, poi respinta – per cederlo a un investitore domestico, rappresentato quasi obbligatoriamente da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp).

Cdp sulle barricate, Hellman & Friedman al palo

Ed è proprio su Cdp, secondo azionista di Nexi con una quota del 19,14% (dietro agli americani di Hellman & Friedman che detengono il 22%), che il piano di Cvc rischia di infrangersi. Contrariamente a quanto sperato dal mercato, fonti finanziarie hanno rapidamente gelato gli entusiasmi: Cdp non ha nessuna intenzione di vendere la propria partecipazione. L’istituto guidato da Via Goito considera Nexi un asset strategico a tutto tondo, come dimostra la visione olistica del suo amministratore delegato, che vede nella paytech un’infrastruttura cruciale per il futuro dell’euro digitale. Un’eventuale offerta di Cvc, finalizzata al delisting della società, troverebbe quindi i dirigenti di Cdp molto freddi, se non decisamente contrari. Per non parlare del socio di maggioranza, Hellman & Friedman: il fondo statunitense, che ha acquisito le proprie quote a valori ben superiori a quelli attuali, non solo non è in trattative con i britannici, ma difficilmente accetterebbe un’operazione che gli imporrebbe una perdita secca sul capitale investito. Non è escluso, anzi, che i due azionisti di riferimento preferiscano accompagnare la crescita di Nexi da quotata piuttosto che favorire un’uscita di scena.

Un’offerta sulla carta, e tante incognite sul campo

La sostanza, al netto dei rialzi record e dei volumi di scambio esplosi (ben oltre la media giornaliera), è che il dossier resta in una fase ancora embrionale. Gli analisti di Intermonte, così come quelli di Banca Akros, hanno già messo in guardia i loro clienti sull’esiguo premio implicito nell’operazione, calcolando che un’offerta di 9 miliardi di "enterprise value" – che considera cioè il debito – lasci l’equity value (il valore vero delle azioni) sostanzialmente in linea con le attuali quotazioni o poco più. Cvc, dal canto suo, ha chiarito che non presenterà alcuna proposta formale senza il via libera preventivo di Roma; una condizione quasi impossibile da soddisfare, visto il braccio di ferro in atto con i soci storici. Quello che si è visto ieri in Borsa è quindi il classico effetto annuncio, forse l’ultimo sussulto di un titolo che cerca disperatamente un narratore per risollevare le sue sorti. Ma tra la volontà di Cvc, che sogna di trasformare Nexi in una software company, e la realtà di un consiglio di amministrazione blindato dal Golden Power, la strada resta in salita.

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