Francia, la rivolta dei licei: classi sovraffollate, professori assenti e la rabbia per Parcoursup
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Redazione Esteri
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Le immagini dei liceali che appiccano il fuoco agli istituti scolastici e alle principali città francesi hanno fatto il giro del mondo in poche ore. Il bilancio della guerriglia di giovedì è pesante: centinaia di feriti, quasi duemila arrestati (per lo più adolescenti) e numerosi edifici scolastici bruciati. Il ministro dell'Istruzione, Edouard Geffray, ha chiesto l'aiuto delle famiglie perché controllino i figli: «Per strada i ragazzi sono in pericolo».
Le cause profonde di una protesta nata nelle periferie
La scintilla è scattata oltre una settimana fa in alcuni istituti del Val-de-Marne e della Seine-Saint-Denis, in periferia di Parigi, dove un gruppo di insegnanti ha deciso di scioperare per denunciare la carenza di organico, in particolare nelle materie scientifiche e umanistiche, e l'assenza di personale sanitario.
Gli studenti hanno poi preso la palla al balzo, trasformando la protesta dei docenti in una mobilitazione generale che ha come obiettivo principale quello di porre fine al sovraffollamento delle classi: secondo l'Union syndicale lycéenne, si arriva a contare fino a 32 o 35 alunni per aula. A questo si aggiungono le condizioni degli edifici, spesso fatiscenti: tetti che perdono, impianti di riscaldamento inadeguati, aule fredde d'inverno e soffocanti d'estate. In alcuni casi, manca persino la carta igienica nei bagni o l'acqua potabile.
C'è poi la questione delle cattedre vuote: il 53% dei collegi e dei licei pubblici ha registrato almeno un professore mancante all'inizio dell'anno scolastico, e in media circa il 7,5% delle ore di lezione non viene svolto a causa dei mancati rimpiazzi.
Parcoursup, l'algoritmo che decide il futuro
Se la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la questione delle supplenze e delle strutture, la miccia che ha trasformato la rabbia in un movimento nazionale porta il nome di Parcoursup. La piattaforma digitale governativa per l'accesso all'università è percepita dai liceali come un meccanismo opaco e discriminatorio, che trasforma il percorso di studi in una competizione ansiogena.
«Non può essere un algoritmo a decidere il nostro futuro», è uno degli slogan più ricorrenti, insieme alle accuse di una logica di «selezione sociale e razzista» che penalizza gli studenti delle periferie e delle zone rurali. La piattaforma, introdotta nel 2018, lascia ogni anno decine di migliaia di diplomati senza un posto nell'ateneo desiderato, alimentando un senso di ingiustizia che ora è deflagrato nelle piazze.
La guerriglia nelle città e la doppia minaccia
La protesta dei liceali si è estesa alle università: quattrocento istituti sono stati chiusi dalle autorità, trenta facoltà sono bloccate e molti corsi si tengono a distanza. I ragazzi che manifestano per chiedere una scuola migliore, con più mezzi e classi meno affollate, sono presi in mezzo alla doppia minaccia dei casseur, teppisti spesso estranei alle scuole che con il volto coperto commettono atti di vandalismo, violenze e saccheggi, e degli agenti di polizia che cercano di reprimere i disordini e che talvolta non riescono a distinguere tra liceali pacifici e autori delle violenze.
A Parigi, la porta dell'ingresso del liceo Roger-Verlomme, nel quindicesimo arrondissement, è stata bruciata in un grave incendio; i danni sono ingenti nonostante il rapido intervento dei vigili del fuoco. A Strasburgo si sono verificati scontri fra manifestanti e agenti nei pressi di un campus universitario, dove la polizia ha disperso la folla usando gas lacrimogeni e alcuni dimostranti hanno lanciato oggetti e arredi urbani contro gli agenti. A Nantes, la hall del liceo Nelson Mandela è stata distrutta dalle fiamme.
Il ministero dell'Interno ha riferito di 625 fermi nella sola giornata di mercoledì, mentre i feriti tra studenti e personale scolastico hanno superato il centinaio.
La rettifica ignorata e la strumentalizzazione politica
Nelle ore più concitate è circolata la notizia che il preside e il vicepreside del lycée Victor Hugo di Marsiglia fossero stati cosparsi di benzina durante le proteste. Una ricostruzione che è finita sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali e italiani e che è stata rilanciata dallo stesso ministro dell'Educazione. La smentita è arrivata dall'ufficio scolastico regionale di Aix-Marsiglia insieme alla prefettura: i quattro membri dell'équipe scolastica sono stati «raggiunti da schizzi mentre alcune persone versavano il carburante nei cassonetti».
La rettifica, nella maggior parte dei casi, è stata ignorata dai media. Sul fronte politico, a sette mesi dalle elezioni presidenziali, il movimento è diventato terreno di scontro: da un lato la France Insoumise accusa l'esecutivo di repressione, dall'altro la destra imputa alla sinistra radicale la responsabilità di incitare i giovani all'insurrezione.
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