Bitcoin nella trappola, tra crolli e timori di un bear market
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Redazione Economia
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Il mercato delle criptovalute sta vivendo una delle sue fasi più cupe, con Bitcoin che, dopo aver toccato vette stellari, ha intrapreso una discesa che ha dell'brutale. Venerdì 21 novembre, in meno di ventiquattr'ore, il valore del Bitcoin è sprofondato sotto la soglia psicologica dei 90.000 dollari, arrivando a sfiorare, nel punto più basso della seduta, gli 81.050 dollari. Un'ecatombe che ha portato le perdite, in quel lasso di tempo, a superare abbondantemente il 10%, un movimento al ribasso che non ha risparmiato la gran parte delle altre valute digitali, le quali hanno registrato cali analoghi se non persino più severi. Il risultato complessivo, che riflette una fuga generalizzata dagli asset considerati rischiosi, è stato un crollo del market cap dell'intero settore, sceso sotto i 3.000 miliardi di dollari per assestarsi intorno ai 2.900 miliardi.
Il precipizio dal massimo storico
La caduta appare ancor più drammatica se paragonata ai livelli record raggiunti solo poche settimane fa. Era infatti il 6 ottobre quando il Bitcoin, in un clima di euforia generale, toccava il suo massimo di tutti i tempi a 126.080 dollari. Da quel picco, l'asset digitale ha perso circa il 43% del suo valore, un dato che, su base mensile, si traduce in un calo di circa il 23% e, su base annua, in una perdita del 15%. Questo drastico ribaltamento di tendenza, che sta mettendo a dura prova i nervi anche degli investitori più esperti, riflette principalmente un raffreddamento delle aspettative sui tagli dei tassi di interesse statunitensi e un peggioramento del sentiment degli investitori a livello globale.
Le cause di una correzione perfetta
Il recente crollo del Bitcoin non può essere attribuito a un'unica causa scatenante, configurandosi piuttosto come l'effetto combinato di una serie di fattori tecnici, fondamentali e macroeconomici. La rottura di una stagionalità solitamente favorevole, con un novembre che ha visto un calo del 57% per il Bitcoin – performance peggiore persino di alcune altcoin – e la quarta settimana consecutiva in territorio negativo, ha contribuito a creare un terreno fertile per le vendite. L'attenzione degli analisti si è concentrata su livelli critici, come la soglia degli 84.000 dollari, oltre la quale si profilerebbe il rischio concreto di un vero e proprio bear market, nonostante alcuni segnali tecnici, come la formazione di una candela Hammer sul grafico giornaliero, lascino intravedere un potenziale, seppur debole, tentativo di rimbalzo.
Il confronto con i mercati tradizionali
Anche l'S&P 500, seppur in misura minore, ha ceduto terreno, un dato che invita a una certa cautela e che sottolinea come il nervosismo non sia confinato al solo universo crypto. L'attuale performance negativa di Bitcoin risulta essere la peggiore chiusura mensile da giugno 2022, quando il crollo fu del 37,20%, un paragone che non fa che alimentare le preoccupazioni. Il dibattito, ora, è tutto concentrato sull'interpretazione di questo movimento: se si tratti dell'inizio di un raffreddamento del ciclo rialzista che aveva caratterizzato il 2025 o semplicemente di una correzione di mercato, per quanto severa, che potrebbe aprire a nuove opportunità.




