Canzonissima, la quinta puntata premia Leo Gassmann: il suo “Un senso” batte la memoria di Modugno e Zero
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’Auditorium Rai del Foro Italico, sabato 18 aprile, ha ospitato la quinta puntata di “Canzonissima”, il varietà condotto da Milly Carlucci che ormai da settimane scandisce i ritmi del prime time di Rai 1. Il tema della serata – “La canzone che avrei voluto scrivere io” – ha funto da filo conduttore per dodici artisti, ciascuno dei quali chiamato a interpretare un brano (proprio o altrui) che avrebbe sognato di firmare. E, a sorprendere la giuria dei cosiddetti Magnifici Sette insieme al pubblico da casa, è stato Leo Gassmann: il giovane cantante ha convinto con “Un senso” di Vasco Rossi, portando a casa la vittoria del quinto e penultimo appuntamento. Un successo, quello di Gassmann, che poco ha a che fare con la mera perfezione vocale, visto che la sua performance si è retta quasi interamente sull’imitazione timbrica del rocker di Zocca, con risultati altalenanti che però hanno evidentemente premiato la grinta e l’empatia più che la precisione tecnica.
Le pagelle della critica: Malika Ayane vola a otto, Irene Grandi staziona nella comfort zone
Se il verdetto finale ha incoronato Gassmann, le valutazioni delle performance – quelle che circolano tra i cronisti e gli addetti ai lavori – raccontano un’altra gerarchia. Malika Ayane, ad esempio, ha ottenuto un solido 8 per la sua versione di “Nel blu dipinto di blu (Volare)” di Domenico Modugno: un classico insidioso, che lei ha saputo rivoltare come un guanto senza mai cadere nella trapelazione oleografica. Irene Grandi, dal canto suo, si è fermata a un 7, raccogliendo consensi per la professionalità ma anche qualche critica per una certa tendenza a rimanere nella propria comfort zone, senza azzardare scollinamenti fuori dal seminato. Più in basso nella scala dei voti, Fausto Leali ha rimediato un 5: la sua prova, giudicata poco graffiante, non ha convinto né la giuria né gli osservatori, lasciando l’amaro in bocca a chi si aspettava ben altra verve da una voce storica come la sua.
Omaggio a Gino Paoli e Loretta Goggi, mentre Arisa si conferma la rivelazione del torneo
La serata, oltre alla competizione, ha offerto momenti di tributo che ne hanno scandito il respiro più nostalgico. Riccardo Cocciante, per esempio, ha omaggiato Gino Paoli con una lettura intensa de “Il cielo in una stanza”, mentre un passaggio dello show è stato dedicato a Loretta Goggi, celebrata con un omaggio che ne ha ripercorso alcuni passaggi iconici. Tra i dodici in gara, occhi puntati anche su Arisa – già vincitrice di due serate – che ha scelto “I giardini che nessuno sa” di Renato Zero, confermandosi una delle interpreti più solide di questa edizione. Non va dimenticato, poi, il peso della quarta puntata: fu proprio Arisa a imporsi con “La Notte”, un successo che le ha spalancato le porte della finale insieme a “Il mio canto libero” (Fabrizio Moro) e alla bizzarra “Leva calcistica della classe ’68” (sempre Arisa), oltre a “Caruso” di Lucio Dalla nella versione di Vittorio Grigólo.
Dodici canzoni e un tema unico: l’ispirazione, la memoria, la passione senza filtri
Il meccanismo di “Canzonissima” 2026, in questa sua quinta tornata, ha messo in luce una tensione costante tra rispetto della tradizione e bisogno di rilettura personale. I dodici artisti – nessuno escluso – hanno dovuto confrontarsi con un repertorio che è anche memoria collettiva, e la scelta del pezzo “che avrei voluto scrivere” ha funto quasi da test psicologico: c’è chi ha cercato la sfida (come Ayane con Modugno), chi si è affidato al proprio mestiere (Grandi), chi ha tentato la carta dell’azzardo imitativo (Gassmann) e chi, come Leali, non è riuscito a incidere. Il pubblico da casa, insieme ai Magnifici Sette e agli stessi artisti in gara, ha decretato che “Un senso” di Vasco Rossi – nella voce del giovane Gassmann – meritasse il primo posto. Una vittoria che, al di là del dibattito sulla qualità vocale, conferma come il varietà di Carlucci continui a reggersi su un equilibrio precario tra popolarità, memoria e colpo di scena.




