Leo Gassmann vince la quinta puntata di Canzonissima, e Vasco Rossi lo applaude (senza cantare una nota)

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Quando la musica italiana si fa racconto, e il racconto diventa improvvisamente emozione pura, accade che un palco televisivo si trasformi in un microcosmo di ricordi collettivi. È quanto avvenuto sabato 18 aprile, nell’auditorium Rai del Foro italico, dove la quinta puntata di Canzonissima – il varietà condotto con mano ferma e partecipazione autentica da Milly Carlucci – ha consegnato la vittoria a Leo Gassmann. Il giovane artista, classe 1998, ha scelto di misurarsi con “Un senso”, uno dei brani più iconici e visceralmente riconoscibili di Vasco Rossi, tratto dall’album Buoni o cattivi del 2004. E quella scommessa, a tratti azzardata per l’intensità emotiva che il pezzo richiede, si è rivelata vincente: il meccanismo di voto – che combina il giudizio della giuria (i cosiddetti “Magnifici 7”), le preferenze degli stessi concorrenti e il responso del pubblico da casa – ha premiato la sua interpretazione.

Un podio costruito su tre colonne, tra giuria tecnica e lacrime in studio

La serata, la penultima prima della finale del 25 aprile, era costruita attorno a un tema tanto suggestivo quanto insidioso: “La canzone che avrei voluto scrivere”. Dodici artisti si sono così alternati, ognuno chiamato a fare propria una pagina del repertorio altrui. Accanto a Gassmann, in lizza per il gradino più alto del podio, si sono piazzati Fabrizio Moro con “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano ed Enrico Ruggeri con “A muso duro” di Pierangelo Bertoli. A determinare il verdetto finale è stato il peso combinato dei voti: tra i Magnifici 7, cinque componenti su sette – Simona Izzo, Caterina Balivo, Claudio Cecchetto, Francesca Fialdini e Pierluigi Pardo – hanno indicato proprio “Un senso”, mentre Giacomo Maiolini e Riccardo Rossi hanno optato rispettivamente per Gaetano e Renato Zero. Tra i cantanti in gara, invece, le preferenze si sono distribuite in modo più frammentato, a testimonianza di una competizione sentita ma rispettosa.

Non sono mancati, come spesso accade in questi format, i momenti di autentica, imprevista commozione. Arisa, portando sul palco “Nei giardini che nessuno sa” di Renato Zero, ha letteralmente perso il filo della strofa, dimenticando versi interi – in particolare quello che recita “Ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi”. Lontana dall’essere un errore tecnico imbarazzante, quella dimenticanza è stata invece la cartina al tornasole di un’emozione talmente potente da spezzare la concentrazione. Caterina Balivo, seduta tra i giudici, ne è rimasta profondamente scossa: visibilmente in lacrime, ha raccontato un dialogo avuto con un’amica riguardo alla fragilità dei genitori che invecchiano, sottolineando come “in un attimo davvero può cambiare la vita di tutti noi”.

La telefonata social di Vasco e l’orgoglio (scomodo) di papà Alessandro

Ciò che però ha trasformato una semplice vittoria televisiva in un piccolo caso mediatico è stato il post pubblicato da Vasco Rossi il giorno successivo. Il rocker di Zocca, che di “Un senso” è co-autore insieme a Saverio Grandi e Gaetano Curreri, ha elogiato il giovane Gassmann con un messaggio pubblicato su Instagram: “Kom-plimentissimi Leo Gassmann per la tua interpretazione e per il tuo senso che trovi in questa canzone”. Vasco ha aggiunto una riflessione sulla difficoltà di trovare un “senso” per le proprie azioni quotidiane, concludendo con un secco “Kom-plimenti anche per aver vinto la puntata di ieri di Canzonissima!”. Un riconoscimento che, per chiunque si cimenti con un repertorio così ingombrante, vale forse più del trofeo stesso.

La risposta di Leo Gassmann non si è fatta attendere: “Onorato Maestro. Grazie a lei e alla sua musica per darci la forza di andare oltre ogni giorno!”. E se il diretto interessato manteneva un tono composto e riconoscente, sul fronte familiare l’entusiasmo è esploso senza filtri. Alessandro Gassmann, attore di cinema e teatro nonché padre di Leo, ha ripostato il commento di Vasco sui propri canali social commentando: “Quelle cose da incorniciare. La più grande star della musica italiana che ti fa pubblicamente i complimenti è bellissimo! Daje Pippo!!!”. Un’esplosione di orgoglio paterno che ha ribadito, semmai ce ne fosse bisogno, come il talento – nonostante il cognome importante – abbia comunque bisogno di una spinta emotiva autentica per essere riconosciuto.

L’intreccio dei voti e quella dimenticanza in regia di Milly Carlucci

Sul palco, oltre ai già citati finalisti, si sono esibiti anche Riccardo Cocciante – atteso come ospite speciale e applaudito per la sua versione di “Il cielo in una stanza” – Michele Bravi, Malika Ayane e la sempre divisiva Elettra Lamborghini, che con “Tanti auguri” di Raffaella Carrà ha acceso il dibattito in studio (e non solo per le sue battute ironiche sulle “dune”). Il meccanismo di scrutinio, che prevede l’espressione del voto da parte di tutte e tre le componenti (giuria, artisti in gara, pubblico), ha subito un piccolo intoppo procedurale quando Milly Carlucci si è accorta di aver dimenticato di acquisire il voto di Riccardo Cocciante, già uscito dallo studio per impegni presi in precedenza. La conduttrice si è scusata prontamente in diretta, un gesto che non ha però inficiato il risultato finale: “Un senso” era comunque matematicamente in testa.

Così, mentre il pubblico social discuteva sulla reale qualità vocale di Gassmann – alcuni hanno parlato di “imitazione timbrica” più che di interpretazione personale -1 – il dato di fatto rimaneva inoppugnabile: il brano di Vasco Rossi volava dritto in finale. Una finale, quella del 25 aprile, che si preannuncia come un crocevia generazionale. Di fronte, Leo Gassmann troverà artisti del calibro di Fabrizio Moro, Vittorio Grigolo e la stessa Arisa (già vincitrice in due precedenti puntate). Ma con il sigillo del Blasco appena ricevuto, forse, il peso del cognome non è più un’ombra da portarsi dietro, bensì un palcoscenico su cui dimostrare di avere, appunto, un “senso” tutto proprio.

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