L'ultimo saluto a Emilio Fede, tra ricordi privati e cronache giudiziarie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’addio a Emilio Fede, scomparso all’età di novantaquattro anni dopo un lungo ricovero, si svolge all’insegna della riservatezza, come da sua espressa volontà. Le esequie, celebrate giovedì 4 settembre nella parrocchia di Dio Padre a Milano 2, precedono la cremazione; le ceneri del giornalista, che per anni diresse il Tg4 con un’energia diventata proverbiale, saranno poi portate a Mirabella Eclano, in provincia di Avellino, per riposare accanto a quelle della moglie Diana De Feo, scomparsa nel 2021. Un epilogo intimo, lontano dai riflettori che hanno illuminato gran parte della sua carriera, scelto da un uomo che, nonostante la vita pubblica, custodiva un profondo riserbo riguardo alla sfera personale.

Proprio in questi giorni di commemorazioni, riaffiorano frammenti della sua complessa biografia, che intreccia indissolubilmente la storia mediatica italiana e pagine più controverse. A ricordarlo non sono solo i colleghi e il pubblico, ma anche figure legate a capitoli giudiziari che lo videro, suo malgrado, protagonista. L’investigatore privato biellese Nicola Santimone, ad esempio, rivela di essere diventato “amico del direttore” dopo un iniziale contatto professionale mediato da Raffaella Zardo, personaggio televisivo finito nel vortice dell’inchiesta Vallettopoli. Quell’indagine, partita proprio da Biella, coinvolse numerosi volti noti della tv, tra cui Gigi Sabani, e toccò anche Fede, segnando un periodo particolarmente difficile della sua vita.

La figlia Sveva, seduta accanto al padre nella camera ardente riservata ai familiari, ha rievocato con tenerezza e dolore la figura paterna, leggendogli i messaggi di affetto giunti da ogni parte e ricordando quanto i processi furono per lui «durissimi». Un uomo che, nonostante le prove affrontate, ha sempre mantenuto un legame fortissimo con la famiglia, al punto da desiderare di essere ricongiunto alla propria moglie senza troppe cerimonie pubbliche. Questa immagine privata, fatta di silenzi e affetti profondi, stride ma al tempo stesso si completa con quella del comunicatore vulcanico e a volte spiazzante, capace di segnare un’epoca della televisione italiana con un taglio editoriale inconfondibile.

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