Udinese-Como, le scelte obbligate di Runjaic e la scommessa di Fabregas per la corsa Champions

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il lunch match di Pasquetta al Bluenergy Stadium di Udine si presenta come un crocevia significativo per due squadre che, seppur con ambizioni differenti, non possono permettersi passi falsi in questa fase calda della stagione. Da un lato, i padroni di casa guidati da Kosta Runjaic, reduci da un successo esterno contro il Genoa che ha portato il totale a 39 punti, cercano la conferma di una salvezza che appare ormai prossima ma non ancora matematica; dall’altro, il Como di Cesc Fabregas, forte di un momento di forma straordinario che lo ha visto imporsi nelle ultime cinque uscite, prova a dare continuità al proprio sogno europeo, forte del ko contemporaneo della Roma contro l’Inter che ha allungato le distanze in classifica.

Le formazioni ufficiali, rese note poco prima del fischio d’inizio, raccontano due approcci tattici differenti ma complementari. Runjaic, dovendo fare i conti con l’assenza pesante del suo attaccante principale Davis, fermato dal giudice sportivo, ha riorganizzato il reparto offensivo affidando le chiavi a Nicolò Zaniolo. L’ex talento della Roma viene schierato come riferimento centrale nel 3-4-2-1, supportato da un tandem composto da Ekkelenkamp e Atta. Una scelta, quella del tecnico tedesco, che non rappresenta una semplice toppa ma una precisa volontà di sfruttare la capacità di Zaniolo di attaccare la profondità, come del resto aveva anticipato in conferenza stampa, sottolineando come l’ex giallorosso possa svariare su tutto il fronte offensivo senza limiti tattici precostituiti. A completare il quadro friulano troviamo la conferma dell’undici che ha battuto il Grifone, con Okoye tra i pali protetto dalla linea a tre formata da Kristensen, Kabasele e Solet, mentre sulle corsie laterali agiranno Ehizibue e Kamara.

Dall’altra parte, Fabregas non tradisce la sua filosofia votata al palleggio e al controllo della manovra, schierando il suo Como con un solido 4. La novità più rilevante, per chi segue le dinamiche dei lariani, risiede nelle scelte sulle fasce difensive: l’allenatore spagnolo ha optato per Smolcic e Valle, preferendoli ad altre soluzioni per garantire spinta e copertura. A centrocampo, la regia è affidata alla coppia formata da Perrone e Da Cunha, con il primo chiamato a dettare i tempi. Sulla trequarti, la sorpresa riguarda la preferenza accordata a Maxence Caqueret rispetto a Baturina; il francese agirà quindi alle spalle dell’unica punta Douvikas, affiancato da Assane Diao e dal talentuoso Nico Paz. Una scelta, quest’ultima, che testimonia la volontà di Fabregas di avere interpreti capaci di inserirsi senza palla e di trovare spazi in una difesa friulana storicamente rocciosa tra le mura amiche.

Nel dettaglio, l’assenza di Davis costringe l’Udinese a variare il proprio raggio d’azione: senza la sua punta di diamante, la fisicità in area di rigore viene meno, lasciando spazio a una manovra più fluida ma forse meno cinica sotto porta. Zaniolo, supportato da Ekkelenkamp e Atta, dovrà quindi abbassarsi spesso per partecipare alla costruzione, un compito che lo ha visto eccellere in altre occasioni ma che lo allontana dalla zona calda dove potrebbe fare la differenza. Per il Como, invece, l’obiettivo è chiaro: violare un campo difficile per proseguire la rincorsa al quarto posto. La qualità dei singoli in mezzo al campo, con Caqueret e Paz in grado di disimpegnarsi anche sotto pressione, potrebbe rivelarsi l’arma letale per scardinare il dispositivo difensivo bianconero, che comunque si presenta con l’esperienza di Kabasele e la mobilità di Solet. L’ago della bilancia, in una partita che promette battaglia a centrocampo, potrebbe essere rappresentato dalle transizioni: se l’Udinese riuscirà a colpire in ripartenza sfruttando la velocità di Kamara, o se il Como riuscirà a imporre il proprio ritmo grazie alla maggiore qualità tecnica.

Le scelte obbligate di Runjaic e la scommessa offensiva

La vera sfida tattica, al di là dei numeri in classifica, si gioca sulle scelte che i due allenatori hanno compiuto nei reparti nevralgici. Runjaic, con Davis fuori, ha dovuto reinventare la sua prima linea affidandosi a un attaccante atipico come Zaniolo, che nel corso della sua carriera ha dimostrato di poter agire sia da mezzala che da seconda punta. Il tecnico bianconero ha cercato di tamponare l’emergenza senza stravolgere l’assetto difensivo, confermando i tre centrali che avevano garantito solidità a Genova. Dall’altra parte, Fabregas ha invece dimostrato una certa continuità nelle scelte, confermando Douvikas come terminale offensivo nonostante le voci di un possibile turnover. Il greco, supportato da un trio composto da Diao, Paz e Caqueret, rappresenta la punta di lancia di una squadra che cerca di dominare il possesso palla per limitare le folate degli avversari.

La mediana e le corsie esterne come campo di battaglia

Se gli attacchi promettono scintille, è a centrocampo che la partita potrebbe essere decisa. Il Como schiera Perrone e Da Cunha, due giocatori abituati a gestire il pallone e a dettare i ritmi, mentre l’Udinese risponde con la coppia Karlstrom-Piotrowski, più votata alla rottura che alla costruzione. Questo dualismo creerà un interessante contrasto tra la volontà lariana di imporre il proprio gioco e la necessità friulana di spezzare il ritmo avversario. Sulle fasce, il duello tra Ehizibue e Valle sarà cruciale: l’olandese dell’Udinese è famoso per le sue incursioni in progressione, mentre lo spagnolo del Como dovrà dimostrare di saper coprire adeguatamente gli spazi lasciati vuoti dalla manovra offensiva.

Il momento di forma e il peso specifico delle assenze

Il Como arriva a questo appuntamento con una fiducia smisurata, forte di cinque vittorie consecutive che lo hanno proiettato in una zona di classifica impensabile ad inizio stagione. Fabregas ha saputo creare un gruppo solido, capace di esprimere un calcio moderno e propositivo anche in trasferta. L’Udinese, al contrario, ha mostrato un andamento altalenante, alternando prestazioni eccellenti a passaggi a vuoto che ne hanno limitato le ambizioni europee. L’assenza di Davis pesa come un macigno sulle spalle di Runjaic, non tanto per la quantità di gol finora realizzati (anche se i suoi numeri parlano chiaro), quanto per la capacità di fare salire la squadra e di tenere palla negli ultimi trenta metri. Senza di lui, Zaniolo sarà chiamato a una prova d’autore.

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