Inter-Como, la semifiale di ritorno di Coppa Italia si gioca sul filo degli infortuni e delle scelte obbligate
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Redazione Sport
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A San Siro, questa sera alle 21, si decide l’ultima finalista della Coppa Italia: l’Inter di Cristian Chivu e il Como di Cesc Fabregas si affrontano nel ritorno di una semifiale che, dopo lo 0-0 dell’andata dello scorso 3 marzo – una gara che, a dirla tutta, pochi ricordano per lo spettacolo offerto –, riparte da un equilibrio perfetto. Chi vince vola a Roma per l’atto finale contro la vincente dell’altra semifinale tra Atalanta e Lazio, ma la vera notizia, quella che condiziona l’intera narrazione della vigilia, arriva dalle scelte di formazione e, in particolare, dalle condizioni fisiche dei giocatori nerazzurri.
Assenze pesanti e scelte di formazione in casa Inter
Cristian Chivu, che ha già messo i sigilli al campionato, è stato costretto a operare delle scelte quasi obbligate in difesa per questa partita che vale una stagione. Dalla distinta ufficiale emerge un dato inequivocabile: Alessandro Bastoni e Stefan de Vrij non sono nemmeno in panchina. Il primo ha saltato anche l’ultima partita di campionato contro il Cagliari, mentre per il secondo si tratta della gestione dei postumi di un problema persistente alla caviglia. Per sopperire a queste assenze, Chivu schiera dal 1' Akanji, Acerbi e Carlos Augusto nel terzetto difensivo, con Josep Martinez confermato tra i pali – una fiducia, quella al portiere spagnolo, che ormai sembra un vezzo per questa competizione. A centrocampo, Dumfries e Dimarco agiranno sulle fasce, con il supporto della cerniera formata da Barella, Calhanoglu e Zielinski, mentre l’attacco è affidato alla coppia Thuram-Bonny.
La risposta del Como e il sistema di Fabregas
Dall’altra parte, Cesc Fabregas risponde con un 3-4-2-1 che cerca di fare leva sulla qualità dei suoi trequartisti. Il Como, che viaggiava a ritmi da Champions al momento dell’andata, si affida a Douvikas come punta centrale, supportato alle spalle dal talento di Nico Paz e da Baturina. A centrocampo, la regia è affidata a Perrone e Da Cunha, mentre la retroguardia, composta da Ramon, Diego Carlos e Kempf, dovrà faticare per contenere la fisicità di Thuram. La sfida, insomma, si preannuncia tatticamente avvincente proprio perché i due tecnici, pur con interpretazioni diverse del calcio, hanno dovuto adattare i loro undici ideali alle emergenze.
L’episodio chiave e la direzione arbitrale
Nel corso del primo tempo, l’episodio che ha fatto trattenere il fiato ai tifosi del Como è arrivato intorno alla mezz’ora: Acerbi, visibilmente in difficoltà nel tenere il passo di Douvikas in area, ha dato vita a un a corpo molto dubbio con l’attaccante greco. Un’azione, quella nata da un lancio lungo, che avrebbe potuto causare un rigore per i lariani, visto che la trattenuta del difensore nerazzurro era piuttosto evidente. Tuttavia, l’arbitro Simone Sozza – coadiuvato al Var da Doveri e La Penna – ha lasciato correre, valutando il contrasto come reciproco e comunque non determinante al punto da dover interrompere il gioco. Una scelta che, per la cronaca, non ha nemmeno scatenato le proteste veementi dello stesso Douvikas, il quale forse era cosciente del doppio contatto.
Il contesto di una semifinale dagli esiti incerti
La gara di andata, disputata quasi cinquanta giorni fa, era stata una partita mediocre e priva di emozioni, ma stasera il copione sembra destinato a cambiare. L’Inter cerca il bis dopo lo scudetto ormai in cassaforte, mentre il Como sogna un trofeo che manca da tempo. La diretta è affidata a Canale 5 in chiaro, a testimonianza dell’interesse mediatico per una sfida che, nonostante le assenze illustri, mantiene un fascino antico. Con la consapevolezza che, al netto delle assenze di Bastoni e De Vrij, la solidità difensiva dell’Inter sarà messa a dura prova dalla velocità di Nico Paz e dalla capacità di inserimento di Baturina.




