Inwit ancora nell’occhio del ciclone per lo scontro con i gruppi tlc

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si placano le vendite su Inwit, la società delle torri finita nella bufera per la querelle ormai endemica sui contratti che la legano ai maggiori operatori telefonici nazionali. Dopo la mossa di Fastweb, che per prima aveva messo in discussione il cosiddetto Master Service Agreement (Msa) – l’accordo quadro che regola i servizi di infrastruttura passiva – è arrivata ieri la scelta di Tim, l’ex monopolista che, pur essendo uno degli azionisti di riferimento del gruppo (nonché uno degli “anchor tenant” storici), ha deciso di seguire la medesima strada. Le azioni di Inwit, di conseguenza, hanno subito una flessione di tre punti percentuali in una seduta già segnata dall’incertezza, con gli investitori che hanno preferito disfarsi del Titolo piuttosto che attendere l’evolversi di una vertenza dai contorni ancora tutti da definire.

Il consiglio d’amministrazione di Tim alza il muro

Il cda di Telecom Italia, riunitosi sotto la presidenza di Alberta Figari, ha deliberato la disdetta del Master Service Agreement con Inwit, fissando come riferimento la scadenza contrattuale dell’agosto 2030. La decisione richiama espressamente la clausola sul cambio di controllo – esercitata già nel 2022 – e arriva a valle di un percorso avviato da tempo, che aveva visto prima Fastweb e Vodafone (quest’ultima in un’alleanza tattica con la prima) muoversi nella stessa direzione. Per Tim, insomma, si tratta di un allineamento a una strategia che punta a ridefinire il perimetro degli accordi sulle infrastrutture passive, in un momento in cui l’intero settore sta rivedendo i propri assetti proprietari e operativi.

La replica di Inwit e il ruolo di Ardian

Non sono mancate le reazioni dalla controparte. In mattinata, fonti vicine alla società delle torri avevano sottolineato come, a loro avviso, manchino i presupposti giuridici per procedere a una disdetta unilaterale; una tesi, questa, che era stata anticipata anche da una lettera inviata da Ardian – socio di Inwit – direttamente a Tim. Il consiglio di amministrazione della tower company, dal canto suo, ha fatto sapere che la decisione ultima su una revoca del contratto non spetta all’esecutivo bensì all’assemblea degli azionisti, gettando così le basi per un braccio di ferro che si annuncia lungo e complesso. La mossa di Tim, d’altronde, colloca il dossier delle torri dentro il più ampio riassetto in corso sulle infrastrutture telefoniche, con ricadute che potrebbero riverberarsi sugli equilibri economici dell’intera filiera, a partire dallo sviluppo del 5G.

Un’uscita programmata che segue quella di Fastweb

La decisione di Tim, nella sostanza, ricalca quanto già fatto dalla compagnia guidata da Walter Renna, che aveva disdetto l’Msa con Inwit aprendo una fase di stallo. L’ex Telecom, che con l’Opas prevista in luglio passerebbe sotto il controllo di Poste Italiane, ha dunque scelto di non attendere oltre, anche a costo di inasprire il confronto con un socio rilevante come Ardian. Il fronte degli operatori, ormai, appare compatto nel voler rinegoziare i termini di un accordo giudicato da molti come sbilanciato a favore del gestore delle torri. Restano sul tavolo le interpretazioni contrastanti sulla legittimità delle disdette, con Inwit che continua a negare la sussistenza dei requisiti necessari per attivarle. Le prossime settimane, verosimilmente, saranno dominate da scambi tra legali e da riunioni tra i vertici aziendali, mentre il mercato osserva con attenzione l’evolversi di una rottura che pesa come un macigno sui corsi azionari e sulle prospettive di un settore già messo alla prova da investimenti mastodontici e margini in calo.

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