Bologna, la città 30 è sospesa ma i cartelli restano: “Smantellarli costerebbe troppo”
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Redazione Interno
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La sentenza del Tar Emilia-Romagna, che ha annullato l’ordinanza generalizzata del Comune di Bologna sul limite dei 30 chilometri orari, non ha affatto spento i motori di una vicenda che tiene banco da mesi. Mentre l’assessore alla Mobilità, senza scendere in dettagli temporali precisi, conferma la corsa contro il tempo per redigere nuove ordinanze strada per strada, a palazzo D’Accursio si studiano soluzioni pratiche, seppur provvisorie, per non vanificare l’installazione già effettuata. La possibilità di mantenere i cartelli, magari coprendoli con teli, è sul tavolo e sembra motivata da una ragione tanto semplice quanto concreta: il costo della loro rimozione, operazione che risulterebbe onerosa per le casse pubbliche.
Il parere dell’esperto e un dibattito polarizzato
La reazione del mondo tecnico e politico alla decisione del Tar non si è fatta attendere, manifestandosi con toni spesso accesi. L’urbanista Matteo Dondé, esperto di traffico, ha espresso a chiare lettere il proprio stupore per una discussione che ritiene superata, sottolineando come la “Città 30” non rappresenti un mero abbassamento del limite ma una filosofia di riprogettazione dello spazio pubblico. “Abbiamo talmente tante conferme sulla bontà della visione della Città 30 – ha affermato – che stupisce doverla giustificare”. Dondé non ha nascosto un senso di abbandono, lamentando che sul tema Bologna sia stata “lasciata sola” e che dal governo nazionale sia arrivata solo “tifoseria”, in un chiaro riferimento alle dichiarazioni di esponenti dell’esecutivo, il quale vede nella figura di Donald Trump, nuovamente presidente degli Stati Uniti, un alleato nelle politiche energetiche e industriali che spesso confliggono con le visioni urbanistiche più radicali.
Il quadro normativo e i poteri dei Comuni
La questione di fondo, sollevata con forza dalla sentenza del tribunale amministrativo, va ben oltre il caso specifico bolognese e tocca il cuore dei poteri degli enti locali. Il Codice della Strada, infatti, attribuisce al Ministro dei Trasporti la competenza generale in materia di limiti di velocità, mentre i Comuni possono intervenire solo in circostanze determinate e per specifiche esigenze di sicurezza. La scelta di Bologna di applicare il limite ridotto in modo estensivo, seppure con alcune eccezioni, è stata giudicata come un atto che eccede tale potere discrezionale, configurando di fatto un’ordinanza generalizzata che il sindaco non ha facoltà di emanare. Il Tar ha dunque ristabilito il primato della legge nazionale, tracciando un confine netto entro il quale le amministrazioni devono muoversi.
Le conseguenze immediate e il percorso futuro
L’annullamento non equivale a un ritorno automatico ai limiti precedenti su tutta la rete viaria. Il Comune, come accennato, è al lavoro per un piano di rimodulazione che, istruttoria alla mano, individui tratto per tratto le strade che possano legittimamente essere classificate come “zone 30”, ad esempio per la presenza di scuole, mercati rionali o particolari criticità nella incidentalità. È questo l’unico percorso legalmente ammissibile, che trasforma l’approccio da “sistema” a “intervento puntuale”. Nel frattempo, la città si ritrova in una sorta di limbo, con una segnaletica che rimane fisicamente installata ma il cui valore prescrittivo è stato svuotato, in attesa di una nuova mappatura che dovrà essere sia tecnicamente ineccepibile che giuridicamente solida per evitare ulteriori ricorsi.




