Sangalli: “Il Piemonte cresce poco e il Sud arranca, la Lombardia è l'unica locomotiva”

Sangalli: “Il Piemonte cresce poco e il Sud arranca, la Lombardia è l'unica locomotiva”
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   “Il Piemonte cresce poco e il Sud arranca, la Lombardia è l'unica locomotiva”. Con queste parole, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, in un'intervista rilasciata a La Stampa, ha fotografato le disparità dello sviluppo economico italiano. I dati elaborati dall'Ufficio Studi della confederazione, riferiti al 2026, dipingono un'Italia a due velocità, dove la crescita complessiva del Paese – stimata allo 0,9% – non riesce a nascondere il divario strutturale che si sta allargando tra le regioni del Centro-Nord e il Mezzogiorno.

Una forbice che non riguarda solo il Pil, ma si manifesta in tutta la sua evidenza nella capacità di spesa delle famiglie, con il Sud che, in molte aree, non ha ancora recuperato i livelli di consumi precedenti al 2007.

La locomotiva Lombardia e il Nord Ovest in affanno

A trainare il carrello dell'economia nazionale, con una crescita che si preannuncia come la più vigorosa, è ancora una volta la Lombardia. La regione si conferma l'unica a guidare la classifica sia per il Prodotto Interno Lordo, con un incremento atteso dell'1,2%, sia per i consumi, che salgono dell'1,8%. Si tratta di performance più che doppie rispetto alla media nazionale e che la pongono come un unicum nel panorama italiano. Non altrettanto positiva, invece, la situazione nel resto del Nord Ovest.

Secondo le previsioni di Confcommercio, il Piemonte e la Val d'Aosta si fermeranno a un +0,8%, un dato inferiore alla media italiana, mentre la Liguria è attesa addirittura in calo, con un +0,7% che segna un arretramento rispetto al +1% di un anno fa. Un dato che fa riflettere e che mostra come la crescita non sia affatto omogenea nemmeno all'interno del quadrante settentrionale.

Un'Italia a due velocità: il Sud arranca e i divari si allargano

Mentre il Centro-Nord, con poche eccezioni, continua a spingere, il Mezzogiorno resta il vero tallone d'Achille dell'economia italiana. Il quadro tracciato dall'Ufficio Studi di Confcommercio è severo: la crescita del Pil nelle regioni meridionali si mantiene su ritmi decisamente più lenti, come nel caso di Basilicata e Calabria, ferme a un +0,6%, in coda alla classifica nazionale. Ma il dato più allarmante riguarda i consumi delle famiglie, un termometro essenziale per misurare il benessere economico reale.

In molte regioni del Sud, la spesa delle famiglie non è ancora tornata ai livelli del 2007, l'anno prima della grande crisi finanziaria. Una stagnazione che è il frutto di minori redditi disponibili e di una continua e inesorabile perdita di popolazione, che riduce ulteriormente la base dei consumatori e le prospettive di crescita del mercato interno. Lo stesso Sangalli ha evidenziato come il divario non sia solo economico, ma anche demografico, occupazionale, infrastrutturale e sociale, e ha lanciato un allarme: “Se il Sud rallenta, rallenta tutto il Paese”.

L'economia italiana regge (meglio di Francia e Germania) ma non basta

Nonostante i preoccupanti squilibri interni, il quadro complessivo dell'economia italiana presenta segnali incoraggianti, almeno sul fronte della crescita aggregata. Le stime di Confcommercio indicano per il 2026 un incremento del Pil dello 0,9%, un dato che posiziona l'Italia poco sotto la Francia (+1%) ma con un ritmo più che doppio rispetto alla Germania (+0,4%). Anche i consumi sono in ripresa, con un aumento previsto dell'1,2%.

Sangalli, commentando questi dati, ha sottolineato come il Paese arrivi da una fase di segnali positivi, con consumi, turismo, produzione industriale e occupazione ai massimi. “Non siamo davanti a un boom, ma neppure a un Paese fermo”, ha dichiarato il presidente di Confcommercio, aggiungendo che il problema centrale rimane quello di “trasformare una crescita modesta in crescita robusta”. Tuttavia, questa fotografia ottimistica non deve far dimenticare che le previsioni di Confcommercio divergono da quelle di altri istituti.

Confindustria, ad esempio, ha indicato una stima di crescita del Pil per il 2026 ferma allo 0,5%, un dato che tiene conto di uno scenario internazionale reso incerto dal conflitto in Iran e dal conseguente shock energetico. Una differenza di stime che evidenzia come il rischio di un rallentamento sia concreto e come la fragile ripresa possa essere facilmente messa in discussione.

Le ricette di Sangalli per colmare il gap

Per riavvicinare il Sud al Nord e dare slancio all'intera economia, Carlo Sangalli ha indicato alcune priorità. In primo luogo, una riduzione del carico fiscale e della burocrazia, elementi che considera freni per investimenti, fiducia e consumi. È poi urgente intervenire sul costo dell'energia, un fattore critico per settori come il commercio, il turismo e i trasporti.

Per il presidente di Confcommercio, il Sud non va assistito con interventi indistinti, ma con politiche territoriali mirate: servono investimenti in capitale umano, competenze, e una spinta alla partecipazione femminile al mercato del lavoro. Un nuovo piano di investimenti, ricalcando la logica del Pnrr, potrebbe rappresentare l'occasione per colmare i dislivelli, migliorando infrastrutture e servizi e rendendo il Mezzogiorno più attrattivo per imprese e lavoratori.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.