Malattie cardiovascolari, il Sud arranca su ricoveri e prevenzione
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Redazione Salute
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Negli ultimi vent’anni l’Italia ha registrato un calo significativo della mortalità legata a infarti, ictus e altre patologie cardiovascolari, ma il dato – seppure incoraggiante – nasconde un divario territoriale che non accenna a ridursi. A evidenziarlo è il secondo rapporto del gruppo di lavoro “Equità e salute” dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), secondo cui le regioni del Sud continuano a scontare ritardi strutturali, con tassi di ricovero e mortalità più alti rispetto al Nord e una maggiore tendenza a migrare fuori regione per ricevere cure.
Le cifre parlano chiaro: ogni anno si contano circa 390.000 nuovi ricoveri per malattie cardiovascolari, di cui l’11% per infarto e l’8,5% per ictus. Sebbene i progressi nella prevenzione e nelle terapie abbiano permesso di salvare migliaia di vite, il miglioramento non è stato uniforme. Al Meridione, dove l’accesso a diagnosi tempestive e a percorsi riabilitativi efficienti è più difficoltoso, i pazienti si trovano spesso costretti a spostarsi verso strutture del Centro-Nord, aggravando così le disuguaglianze già esistenti.
Ma non è solo una questione di servizi sanitari. Il rapporto sottolinea come, accanto alle criticità organizzative, pesino anche fattori di rischio modificabili – come fumo, sedentarietà e alimentazione scorretta – sui quali le campagne di sensibilizzazione stentano a produrre effetti omogenei. Mentre al Nord si riducono i casi di ipertensione e colesterolo alto, al Sud queste condizioni restano più diffuse, complici anche minori risorse economiche e culturali dedicate alla prevenzione.




