Il commercio al dettaglio arranca, consumi in picchiata: il Sud soffre più del Nord
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Redazione Economia
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I numeri non mentono: il commercio al dettaglio, dopo il tonfo di febbraio, ha chiuso marzo con un ulteriore passo indietro, confermando una crisi che ormai sembra strutturale. L’Istat ha rilevato un calo dello 0,5% sia in valore che in volume rispetto al mese precedente, con alimentari e non alimentari accomunati dalla stessa tendenza negativa. Se si allarga l’orizzonte all’anno, il quadro peggiora: -2,8% in valore e -4,2% in volume rispetto al marzo 2024, segno che le famiglie stringono sempre più i cordoni della borsa.
A pesare, oltre all’inflazione che erode il potere d’acquisto, è anche un mutamento nelle abitudini degli italiani, sempre più restii a spendere. L’Osservatorio consumi Confimprese-Jakala, analizzando il primo trimestre del 2025, ha calcolato un calo complessivo del 2,6% nella spesa delle famiglie, con il Sud che registra le performance più deboli. Benevento, in particolare, si colloca all’ultimo posto della classifica, a dimostrazione di un divario territoriale che non accenna a ridursi.
La ristorazione, specchio fedele dei cambiamenti sociali, non sfugge alla contrazione: il settore ha perso un altro 2,6% su base annua, cifra che va ben oltre le normali fluttuazioni stagionali. Gli italiani, costretti a fare i conti con bilanci domestici sempre più risicati, preferiscono ormai rinunciare alle cene fuori, privilegiando i pasti tra le mura di casa.




