La morte di Paolo Gaggero a Bolzaneto e i dubbi sulla movimentazione della pressa da cinque tonnellate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non gli ha lasciato scampo quel peso di cinque tonnellate, e la dinamica, al centro di un’inchiesta coordinata dalla pm Gabriella Dotto, si è consumata in pochi, terribili istanti all’interno del capannone di via Sardorella. Paolo Gaggero, 61 anni, tecnico esperto della Sva, azienda di serramenti di Bolzaneto per cui lavorava dal lontano 2002, è stato schiacciato da una pressa che si stava movimentando: una manovra complessa, hanno raccontato i titolari, perché il macchinario era stato nel frattempo venduto a un’altra ditta, la FR di Mignanego, e lo spostamento, una sorta di consegna, avveniva con l’ausilio di carrelli e rulli forniti proprio dall’acquirente. Uno di quei passaggi, nella routine di un capannone, che sembra scontato fino a quando qualcosa non siinceppa.

A rendere la vicenda ancora più dolorosa, per chi indaga e per chi quel posto di lavoro lo condivideva con Gaggero, è la circostanza che l’uomo non fosse affatto nuovo a quel genere di operazioni. Francesco Biaggini, titolare della Sva, lo ha ricordato come un tecnico meticoloso e capace, una persona che, ha dichiarato agli inquirenti, non stava eseguendo un compito inconsueto. Eppure, la pressa, sollevata e posizionata su quei carrelli robusti – i cosiddetti “carri armati” utilizzati per la movimentazione di carichi pesanti – a un certo punto si è sbilanciata. Una testimonianza raccolta dagli investigatori parla di un supporto rimosso, forse troppo presto, che potrebbe aver causato lo squilibrio fatale; Gaggero sarebbe stato vicino al macchinario nel tentativo di gestire la fase delicata del trasporto, finendo travolto senza che i colleghi potessero fare alcunché per evitarlo.

Sul posto, allertati intorno alle 10 e 30 di lunedì mattina, sono intervenuti i sanitari del 118 e i vigili del fuoco, ma per l’operaio non c’era già più nulla da fare. I carabinieri, insieme ai tecnici dello Spresal dell’Asl 3 – il servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro – hanno posto sotto sequestro l’area e il macchinario, cercando di ricostruire con esattezza la sequenza delle responsabilità e delle cause. Ogni dettaglio, ora, è al vaglio della Procura: dal tipo di attrezzatura usata per lo spostamento alla catena di comandi che ha portato a quella specifica manovra, in un contesto che vedeva coinvolti non solo i dipendenti della Sva, ma anche tecnici della ditta acquirente.

Il profilo della vittima, tra competenza professionale e impegno nel volontariato

Paolo Gaggero, per chi lo conosceva, non era solo l’operaio esperto di serramenti. Originario di Quarto, prima di entrare in Sva aveva gestito con il padre un’attività analoga, portando poi in azienda un bagaglio di conoscenze che ne facevano un punto di riferimento. I colleghi, come Umberto Cimino, lo descrivono come un amico oltre che un compagno di lavoro, un uomo con cui si poteva discutere e anche litigare, ma sempre con quel legame che nasce dalla condivisione quotidiana della stessa vita in fabbrica. Al di fuori del capannone, Gaggero vestiva la divisa della Croce Rossa di Sori, dove prestava servizio come volontario; un impegno silenzioso, lontano dai riflettori, che l’associazione ha voluto ricordare oscurando il proprio profilo social dopo la notizia della sua morte.

Lascia la moglie e un figlio, Daniele, che vive a Buffalo, negli Stati Uniti, dove ha conseguito un dottorato di ricerca. Un dolore privato, quello della famiglia, che si intreccia con lo sgomento dei colleghi e con la constatazione, amara, che la sicurezza nei luoghi di lavoro continua a registrare vittime: Gaggero è il primo morto sul lavoro a Genova nel 2026, il quarto in Liguria dall’inizio dell’anno, dopo l’incidente di Lerici costato la vita a un uomo di 82 anni. Una sequenza che riaccende i riflettori sulle condizioni in cui si opera, sulla manutenzione dei macchinari e sulle procedure da seguire, specialmente quando entrano in gioco attrezzature di proprietà di terzi, come in questo caso.

Le reazioni del mondo politico e sindacale: il nodo dei controlli e degli organici

Mentre la Procura procede con gli accertamenti tecnici, la politica regionale interviene per sollecitare un rafforzamento delle misure di prevenzione. Davide Natale, segretario del Pd ligure, e Simone D'Angelo, consigliere regionale, hanno parlato di una "ecatombe" che si cela dietro i dati statistici, chiedendo alla Regione un potenziamento immediato dei controlli. La loro denuncia punta il dito contro la carenza di organico negli uffici ispettivi: in Liguria, secondo quanto affermato dai due esponenti dem, mancherebbe un terzo degli ispettori del lavoro, un deficit strutturale che renderebbe difficile, se non impossibile, garantire quella vigilanza capillare che potrebbe prevenire tragedie come quella di Bolzaneto. Una carenza, questa, che si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà della macchina amministrativa e che solleva interrogativi sulla capacità dello Stato e degli enti locali di presidiare un fronte tanto delicato.

Sul fronte sindacale, la Cgil di Genova ha espresso vicinanza alla famiglia, ma ha anche sottolineato con forza l'esigenza di fare piena luce su quanto accaduto, per accertare eventuali responsabilità. Non ci si può limitare, sostengono dalla Cisl, a un cordoglio di circostanza: la morte di Gaggero, secondo il segretario generale Luca Maestripieri, non è ascrivibile a una fatalità, ma rappresenta l'esito di un sistema che troppo spesso non mette la sicurezza al primo posto, tra superficialità, ritardi nella manutenzione e verifiche poco approfondite. Parole che riecheggiano in un territorio, quello ligure, segnato da una lunga scia di infortuni, e che rilanciano la necessità di investire in prevenzione e formazione continua.

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