L’ombra della pressa su Bolzaneto: la morte di Paolo Gaggero e le indagini per un errore umano
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Redazione Interno
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Non si è spenta, a dire il vero, nemmeno mezz’ora dopo il dramma, la luce delle sirene in via Sardorella, al confine tra Bolzaneto e Manesseno, dove la Sva Porte & Finestre è diventata teatro dell’ennesima tragedia silenziosa che il mondo del lavoro italiano conosce fin troppo bene. Lì, all’interno del capannone, poco dopo le dieci e mezza di lunedì 9 marzo, una pressa del peso di oltre cinque tonnellate — un macchinario che per mestiere modella e dà forma, e che invece ieri ha tolto l’esistenza — si è ribaltata, schiacciando Paolo Gaggero. L’operaio, 61 anni compiuti e una vita passata tra segatura, misure e profilati, non ha avuto scampo: i sanitari del 118 giunti da Manesseno con la Croce Oro e l’automedica Golf2 hanno potuto soltanto constatare il decesso, dopo aver invano tentato di rianimarlo. La Procura, con la pm di turno Gabriella Dotto giunta sul posto, ha aperto un fascicolo, e i carabinieri insieme ai tecnici della Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (Psal) di Asl3 hanno posto sotto sequestro l’intera area per i rilievi del caso.
La dinamica incerta dello spostamento e l’ipotesi dello sbilanciamento
Secondo una prima e ancora frammentaria ricostruzione dei fatti, fornita anche dal titolare dell’azienda Francesco Biaggini, Gaggero non stava producendo, bensì smantellando. La pressa, un colosso da cinquemila chili, era stata venduta e si stava preparando la sua uscita dal capannone. Per agevolare le operazioni di trasporto, l’apparecchiatura era stata sollevata con dei martinetti e poi adagiata su speciali carrelli armati, dotati di ruote rinforzate, che gli acquirenti avevano portato con sé. È in questa fase di movimentazione, quando ormai la macchina poggiava su quei supporti mobili, che qualcosa è andato storto. Stando a quanto emerso dalle prime testimonianze raccolte, e in particolare dal racconto del titolare, uno dei carrelli sarebbe stato rimosso. Un gesto, una decisione tecnica che forse doveva facilitare la manovra, e che invece ha rotto il precario equilibrio del peso. La pressa, improvvisamente privata di un appoggio, ha cominciato a oscillare e poi si è rovesciata, travolgendo Gaggero che si trovava nelle vicinanze. Non è chiaro se l’uomo stesse operando direttamente sui carrelli o se fosse lì per supervisionare; quello che i colleghi hanno visto, in un lampo di terrore, è stato il tentativo disperato — forse proprio da parte della vittima o di un altro operaio presente — di fermare la caduta, un tentativo inutile contro la forza di cinque tonnellate in movimento.
Una vita divisa tra Quarto, la fabbrica e la Croce Rossa di Sori
Paolo Gaggero non era un volto qualsiasi nella sua Genova. Residenta a Quarto, lascia la moglie e un figlio, Daniele, che da tempo vive e lavora a Buffalo, negli Stati Uniti, dove ha conseguito un dottorato. La sua esistenza, raccontano ora i collega e chi lo incrociava fuori dall’orario di lavoro, era un bilanciamento tra due mondi: l’officina e il soccorso. Diplomato all’Istituto nautico di Camogli, aveva iniziato giovanissimo nel settore, gestendo per anni con il padre una propria attività di serramenti, prima di essere assorbito — era il 2002 — dalla Sva, dove era diventato un punto di riferimento tecnico. “Lo conoscevo da trent’anni”, ha raccontato a caldo il collega Umberto Cimino, “eravamo cane e gatto, ma grandi amici”. Oltre alla tuta da lavoro, indossava spesso quella da volontario: era milite della Croce Rossa di Sori, un impegno nel tempo libero che lo portava a passare le giornate ad aiutare gli altri. Una doppia vita, quella del signor Gaggero, fatta di dedizione e manualità, che la notizia della sua morte ha gelato. La Croce Rossa di Sori, appreso l’accaduto, ha listato a lutto l’immagine del profilo social, un gesto silenzioso che vale più di mille parole. Francesco Biaggini, il titolare, fatica a trattenere l’emozione quando lo ricorda: “Paolo era un grande lavoratore, un ottimo tecnico, e una persona curiosa e solare. Anni fa una cliente ci chiamò apposta per dirci che lui e un collega, durante un intervento a casa sua, avevano fatto divertire i suoi bambini. Mai un incidente qui dentro, e non era la prima volta che Paolo si occupava di queste operazioni”.
I rilievi della scientifica e il cordoglio delle istituzioni
Ora il capannone di via Sardorella è un luogo silenzioso e transennato. I tecnici dello Spresal (Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro) stanno setacciando ogni centimetro, cercando di capire se quel carrello rimosso sia stato l’unica causa, o se si sia trattato di una concomitanza di fattori, magari legati allo stato dei pavimenti o alle modalità con cui il sollevamento era stato organizzato. La pm Dotto coordina gli accertamenti, in un’indagine che dovrà chiarire se vi siano profili di responsabilità. Il presidente del Municipio Valpolcevera, Michele Versace, ha lasciato immediatamente un evento a cui stava partecipando per recarsi sul luogo della tragedia, a testimonianza dello choc che ha investito l’intera vallata. E mentre la politica locale — dalla sindaca Silvia Salis, che parla di “ferita per la città”, al presidente della Regione Marco Bucci — esprime il proprio cordoglio, i sindacati, Cgil e Cisl su tutti, ricordano che quella di Paolo è la prima vittima sul lavoro del 2026 a Genova, la quarta in Liguria, un dato che riaccende i riflettori sulla prevenzione e sulla necessità di controlli più stringenti.




