Moioli, quel bronzo olimpico conquistato con il volto ancora segnato dalla caduta: “Non muoio mai, risorgo dalle mie ceneri”
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Redazione Sport
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La diciottesima medaglia dell’Italia a queste Olimpiadi di Milano-Cortina, le prime in casa dopo tanti anni, porta la firma di Michela Moioli e ha il sapore di una piccola, grande impresa personale. La bergamasca, classe 1995, è salita sul terzo gradino del podio nello snowboard cross di Livigno, una gara che per lei, e lo ha raccontato senza mezzi termini in conferenza stampa, si è trasformata in un vero e proprio calvario interiore prima ancora che fisico. Due giorni prima della finale, infatti, era caduta rovinosamente in allenazione riportando un trauma facciale: il volto tumefatto, la notte in ospedale per gli accertamenti, la paura di dover dire addio al sogno di una vita, quello di gareggiare e magari vincere davanti al pubblico amico. “Sono stata devastata per due giorni dalla caduta”, ha ammesso l’azzurra, con lo sguardo ancora segnato e la pelle che portava i segni evidenti di quell’impatto. Una confessione cruda, che lascia intendere quanto lo shock, non solo fisico ma soprattutto emotivo, abbia rischiato di mandare all’aria mesi di preparazione.
Eppure, chi conosce Michela Moioli sa che il suo mantra, ereditato dalla nonna Adriana, è sempre stato “mola mia”, non mollare mai. Una filosofia di vita che l’ha accompagnata fin da bambina, quando a cinque anni, dopo una caduta in neve fresca, si rialzò con un dente rotto chiedendo solamente di poter sciare ancora. “Io spesso ho bisogno di toccare il fondo”, ha spiegato la medaglia di bronzo, quasi a voler giustificare quella sua capacità di rialzarsi sempre. “Risorgo dalle mie ceneri come una fenice, ma mi porto indietro le bruciature delle fiamme”. Una metafora potente, che descrive perfettamente il suo percorso: senza lo staff tecnico e la sua famiglia, ha ammesso candidamente, probabilmente non ce l’avrebbe fatta nemmeno a presentarsi al cancelletto di partenza. Ed è forse anche per questo che, al traguardo, dopo aver strappato una medaglia insperata, il suo urlo e il pugno sul petto avevano il sapore di una liberazione, quasi di una vittoria personale contro quei fantasmi che l’avevano tormentata nelle notti precedenti.
La gara, per la verità, non era iniziata sotto i migliori auspici. Sulla pista di Livigno, che pure conosce come le sue tasche, la fuoriclasse azzurra faticava a trovare il ritmo, quello “eccezionale” che ti fa volare via netta dalle avversarie. “Dentro di me sapevo che il giorno sarebbe arrivato”, ha dichiarato a caldo, ma in semifinale la situazione si è fatta critica: un errore su una gobba l’ha relegata nelle retrovie, e lì ha dovuto tirare fuori tutta la sua esperienza e quella grinta che i suoi allenatori le riconoscono fin dagli esordi. Una rimonta chirurgica, quella messa a segno contro la francese Casta e l’austriaca Zerkhold, l’ha riportata in corsa per un sogno che sembrava svanito. Nella big final, poi, l’impresa si è completata: partita male, come spesso le capita, ha lottato curva dopo curva, gobba dopo gobba, riuscendo a sopravanzare la svizzera Wiedmer e a regalarsi un bronzo che, per come è maturato, vale forse più di tanti ori.
Una carriera da fenice tra neve e cadute
Quella di Livigno, in realtà, è solo l’ultima di una serie di rinascite per Michela Moioli. Nata ad Alzano Lombardo da genitori appassionati di montagna, Giancarlo e Fiorella, aveva appena tre anni quando ha iniziato a sciare, ma è a cinque che l’incontro con Giancarlo Tagliaferri, primo maestro, le ha fatto scoprire l’amore per la tavola. Una carriera, la sua, costellata di successi ma anche di ostacoli superati con quella determinazione feroce che la contraddistingue. Già a Sochi 2014, alla sua prima Olimpiade, un contatto in finale le costò un legamento rotto, precludendole una medaglia che sembrava alla portata. Da lì, la rinascita: quattro anni dopo, a Pyeongchang, l’oro individuale che l’ha consacrata regina della disciplina, primo trionfo azzurro femminile nello snowboard cross. Poi l’argento a squadre a Pechino 2022, e nel mezzo tre Coppe del Mondo assolute e sette medaglie iridate, fino all’oro mondiale dello scorso anno in Engadina.
La rimonta e la dedica a chi l’ha rimessa in piedi
L’emozione, nel dopo gara, era ancora palpabile. “È una medaglia che sogno da tanti anni, qui in Italia, qui a casa, a Livigno”, ha continuato l’azzurra, visibilmente commossa, “c’era tanta attesa, tanta pressione, l’ho sudata e l’ho fatta sudare anche a voi”. Una dedica speciale, la sua, è andata alla squadra che non l’ha mai lasciata sola: “La mia squadra ci credeva anche quando non ci credevo io”, ha aggiunto, scherzando poi sul suo volto ancora tumefatto con una battuta: “Il trucco fa miracoli, rende tutto più epico”. E in effetti, l’immagine di Michela Moioli che mostra i muscoli al pubblico in festa, con il segno della caduta ancora ben visibile sul viso, è destinata a diventare una delle icone di questi Giochi. Un’immagine che racconta non solo la gioia di una medaglia, ma la storia di una donna che, ancora una volta, è riuscita a rinascere dalle sue ceneri, portandosi dietro quelle bruciature che, però, non l’hanno fermata.




