Jalalabad nel mirino, nuove esplosioni mentre Emergency conta i feriti
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Redazione Esteri
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La notte appena trascorsa in Afghanistan è stata scandita dal rombo dei caccia e dal boato delle bombe, un copione che la popolazione locale conosce fin troppo bene e che si è ripetuto con violenza inaudita nelle ultime ore. Due forti esplosioni hanno scosso Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, un'area nevralgica che si trova lungo la via che collega Kabul al passo di frontiera di Torkham. Un giornalista dell'AFP, presente sul posto, ha raccontato di aver sentito un aereo militare sorvolare la città, seguito da due boati provenienti dalla direzione dell'aeroporto. Le autorità afghane, attraverso il portavoce della polizia Tayeb Hammad, hanno parlato di un jet pakistano abbattuto e di un pilota catturato vivo, una versione prontamente smentita da Islamabad, che l'ha definita "totalmente falsa".
Sul terreno, a raccogliere i cocci di questa ennesima crisi, ci sono anche gli operatori di Emergency. L'organizzazione umanitaria italiana, presente in Afghanistan da decenni, ha diffuso un primo bollettino che parla di nove feriti arrivati nelle proprie strutture. "Nella notte tre pazienti sono giunti al nostro ospedale di Kabul dall'area di Pul-e-Charkhi, zona est della capitale, e sei hanno raggiunto il nostro posto di primo soccorso a Gardez", nella provincia di Paktia, ha spiegato Dejan Panic, direttore del programma in Afghanistan, sottolineando come il bilancio sia ancora "provvisorio".
Una guerra aperta che nessuno può permettersi
Le parole del ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, hanno cristallizzato la gravità del momento: "Ora è una guerra aperta tra noi e voi", ha scritto su X, usando l’hashtag "Ghazab-lil-Haq" (ovvero "l'ira di Dio" in urdu), nome in codice dell'operazione militare in corso. Un'escalation che ha preso in contropiede molti osservatori, sebbene i rapporti tra i due Paesi fossero tesi da mesi. Fabrizio Foschini, analista politico esperto di Afghanistan, ha spiegato che fino a poco tempo fa si trattava di un conflitto a bassa intensità, ma dal 2021 diversi fattori sono cambiati, rendendo il quadro più instabile.
Il nodo della questione, come sempre, risiede nell'accusa reciproca di ospitare gruppi armati. Islamabad punta il dito contro il Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), la galassia talebana pachistana che troverebbe rifugio e basi logistiche in Afghanistan, da cui pianificherebbe attentati oltre il confine. I talebani al potere a Kabul, che con il TTP condividono legami ideologici e una storia comune, respingono le accuse e considerano i raid pakistani una violazione della propria sovranità. Un'intricata matassa fatta di vecchie alleanze e nuove inimicizie, in cui la diplomazia, mediata da Qatar e Turchia, ha finora fallito nel tessere una tregua duratura.
La notte in cui la normalità è svanita
Mentre i vertici politici e militari si scambiano dichiarazioni bellicose e numeri sul conto delle vittime, spesso difficilmente verificabili in modo indipendente, nelle città afghane è tornata a galla la paura. "Siamo stati svegliati alle 3 di notte dalle bombe pakistane", ha raccontato Alessandro Migliorati, responsabile logistica di Emergency a Kabul, descrivendo il momento in cui, dopo i raid, sono partiti i colpi della contraerea afghana, costringendo tutti a chiudersi nei compound. Il timore più grande, per la popolazione, è quello di assistere a un tragico ritorno al passato, a quegli anni bui in cui ci si spostava con il terrore di non fare ritorno a casa.
Oltre ai capannelli di persone che discutono animatamente per strada, c'è la conta dei danni e delle vittime. Il portavoce del ministero della Difesa afghano, Enayatullah Khowarazmi, ha dichiarato che le forze di difesa hanno risposto agli attacchi, prendendo di mira postazioni pakistane oltre la linea di confine. Fonti locali hanno riferito di scontri particolarmente intensi nelle province di Khost e Paktika, dove, secondo il viceportavoce del governo afghano, sarebbero stati uccisi anche diciannove civili. Dall'altra parte, il ministro dell'Informazione pachistano Attaullah Tarar ha rivendicato la distruzione di decine di postazioni militari e l'uccisione di centinaia di combattenti talebani, in quella che viene descritta come un'operazione difensiva contro "aggressioni" provenienti dal territorio afghano.
Il timore di un conflitto senza fine
La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l'evolversi degli scontri. L'Unione Europea ha chiesto un'immediata de-escalation, mentre le Nazioni Unite si sono dette profondamente preoccupate per l'impatto che questa violenza sta avendo sulla popolazione civile. La Cina, che con il Pakistan intrattiene solide relazioni economiche e che guarda con attenzione alla stabilità regionale, ha offerto la propria disponibilità a mediare, così come l'Iran, preoccupato per le possibili ripercussioni lungo i propri confini.
Per ora, il confine tra i due Stati è in gran parte chiuso, e il valico di Torkham, vitale per i commerci e per i transiti della popolazione locale, è teatro di scontri e incertezza. Quello che resta, al di là delle rivendicazioni e delle controdeduzioni, è la cronaca di una regione che sembra non riuscire a trovare pace. Una regione in cui l'ennesima guerra, questa volta tra due vicini che parlano la stessa lingua e condividono tradizioni e culture, rischia di allontanare per sempre la speranza di una stabilità duratura.




