Senegal campione d'Africa dopo una finale di pura follia a Rabat
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Redazione Sport
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In una serata che ha superato ogni più audace fantasia calcistica, i Leoni della Teranga hanno conquistato il loro secondo Titolo continentale, piegando il Marocco padrone di casa soltanto ai supplementari con un tracciante di Pape Gueye. La partita, che si preannunciava come un classico confronto tra due giganti africani, si è invece trasformata in un episodio senza precedenti, destinato a monopolizzare i dibattiti per molto tempo. I novanta minuti regolamentari, conclusisi a reti inviolate nonostante le numerose occasioni da una parte e dall'altra, sono stati soltanto il preludio a una concatenazione di eventi surreali, i quali hanno proiettato l'incontro in una dimensione del tutto altra, fatta di polemiche accese e decisioni drammatiche.
La protesta e l'abbandono del campo
Il momento di svolta, quello che ha catapultato la finale nell'irreale, si è materializzato al novantottesimo minuto, quando l'arbitro ha assegnato un calcio di rigore in favore del Marocco dopo un fallo contestatissimo in area senegalese. La decisione ha scatenato l'immediata e furibonda reazione dei giocatori in giallo, i quali, dopo aver circondato per lunghi minuti il direttore di gara senza ottenere una revisione del verdetto, hanno compiuto un gesto estremo. Protetti dalla loro rabbia, hanno infatti deciso collettivamente di abbandonare il terreno di gioco, lasciando stupefatti gli avversari e il pubblico stipato nello stadio di Rabat. Quell'interruzione, che si è prolungata ben oltre i dieci minuti, ha creato un vuoto sospeso, carico di tensione e di incertezza sul destino stesso della finale.
Il ritorno e il rigore fallito di Brahim Diaz
Soltanto l'intervento pacificatore del capitano Sadio Mané, il quale ha assunto un ruolo da vero e proprio diplomatico in un momento di caos totale, ha convinto la squadra a rientrare. Il ritorno in campo, però, non ha significato la fine della suspense. A Brahim Diaz, autore della sfortunata giocata che aveva generato il penalty, è toccato il compito di battere il rigore che avrebbe potuto consegnare la Coppa al Marocco. La sua scelta, un "cucchiaio" poco convinto e tecnicamente approssimativo, si è risolta in un facile salvataggio per il portiere senegalese, il quale ha neutralizzato il pallone senza troppe difficoltà. Quell'errore, che ha di fatto annullato la controversa decisione arbitrale, ha scaricato definitivamente la pressione sui Leoni della Teranga e ha spinto l'incontro verso i tempi supplementari, rigenerando le energie di chi, fino a pochi istanti prima, sembrava moralmente sconfitto.
Il bolide di Gueye e il trionfo
L'epilogo, dopo tanta drammaticità, è arrivato in modo netto e spettacolare. Al quarto minuto del primo tempo supplementare, Pape Gueye, centrocampista del Villarreal, ha ricevuto palla a pochi metri dall'area di rigore e ha spinto un sinistro a fil di palo, un vero bolide che si è insaccato nella porta difesa dal portiere marocchino. Quel gol, di una purezza tecnica assoluta, ha rappresentato il sigillo su una performance di carattere e resistenza, premiando una squadra che non si è lasciata travolgere dal vortice emotivo degli ultimi minuti. Il Marocco, reduce dalla storica semifinale ai Mondiali e animato dal sostegno di un intero paese, si è così dovuto arrendere, leccandosi le ferite di un'occasione sfumata in modo incredibile allo scadere dei tempi regolamentari. Per il Senegal, invece, si è trattato di una conquista che eguaglia il successo del 2021, consolidando il suo status di potenza calcistica continentale in un'edizione che verrà ricordata più per le sue pagine di cronaca che per la semplice classifica finale.




