Il rammarico di Regragui dopo il caos di Rabat: "Deludente l'immagine data del calcio africano"
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Redazione Sport
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Walid Regragui, alla guida tecnica della nazionale del Marocco, ha espresso senza mezzi termini il proprio dispiacere per lo spettacolo offerto nei concitati minuti conclusivi della finale di Coppa d’Africa, vinta dal Senegal. "Ci congratuliamo con il Senegal", ha dichiarato il ct, il cui volto tradisce ancora la stanchezza di una notte destinata a far discutere, "anche se l’immagine che abbiamo dato del calcio africano è deludente". Un giudizio netto, quello di Regragui, che si riferisce al groviglio di eventi scatenatosi quando, a un passo dai novanta minuti, l’arbitro assegnò un calcio di rigore alla sua squadra. Un fischio che, più che aprire la porta a un possibile pareggio, spalancò le porte a un caos surreale, trasformando il terreno di gioco in un palcoscenico di proteste, minacce e sospensioni.
L'ammutinamento e il rigore interminabile
La realtà, come spesso accade in simili frangenti, superò di gran lunga ogni più fervida immaginazione. Quello che avvenne a Rabat sembrò materializzare, in una chiave tragico-grottesca, la celebre suggestione letteraria del "rigore più lungo del mondo". La procedura per la sua esecuzione, affidata a Brahim Diaz, si protrasse infatti per un tempo indefinibile e angoscioso, durante il quale la formazione senegalese, capitanata da Sadio Mané, minacciò concretamente di abbandonare il campo e si ritirò momentaneamente verso gli spogliatoi in una forma di protesta collettiva che paralizzò l’evento. Sedici minuti, un’eternità in un simile contesto, in cui il rigorista, stella del Marocco e del Real Madrid, rimase in attesa sul dischetto, solo con i propri pensieri e il peso di un’intera nazione, mentre attorno a lui si consumava uno degli episodi di più plateale dissenso visti in una finale continentale.
Il cucchiaio fatale e il trionfo senegalese
Quando finalmente le acque si calmarono e il pallone fu messo in gioco, l’esito fu paradossale e crudele per le speranze marocchine. Brahim Diaz, forse logorato dall’attesa surreale, scelse la soluzione del cucchiaio, ma la eseguì in maniera maldestra e prevedibile, consegnando il pallone senza forza nelle braccia del portiere senegalese. Quel fallimento, giunto dopo un recupero mostruoso che aveva incluso anche l’annullamento di un gol a Papé Gueye, spense i sogni dei padroni di casa. A nulla valsero poi gli sforzi dei supplementari, perché fu proprio Gueye, poco dopo, a siglare con un tiro di potenza pazzesca il gol della vittoria, regalando al Senegal il suo secondo titolo continentale. Una notte storica per i teranga lions, che hanno saputo resistere a un’ondata di pressione incredibile e a una sequenza di eventi psicologicamente devastanti, dimostrando un carattere fuori dal comune.
Le ferite di un'occasione sfumata
Il Marocco, dunque, è costretto a leccarsi le ferite di un’occasione persa in modo così amaro e rocambolesco, proprio nell’istante in cui sembrava poter ribaltare un destino già scritto. La squadra di Regragui, che pure aveva disputato un tornero di altissimo livello, si ritrova a fare i conti con il rimpianto per quel penalty fallito e con le immagini di quel finale surreale, che rischiano di offuscare il percorso complessivo. L’allenatore, nel suo commento, ha voluto sottolineare come l’episodio abbia gettato un’ombra sul palcoscenico africano, dove il calcio cerca costantemente di affermare la propria crescita e professionalità a livello globale. Una crescita che passa necessariamente anche attraverso la gestione di momenti di così alta tensione, i quali, se mal gestiti, rischiano di dare un’immagine distorta della passione e della competenza che invece animano il continente.




