Marocco sconfitto in finale, Regragui si rammarica per l'immagine del calcio africano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte di Rabat, che doveva celebrare l'apice del calcio continentale, si è trasformata in una lunga e surreale sequenza di eventi, culminata con il trionfo del Senegal ai supplementari ma macchiata da proteste e contestazioni che hanno offuscato l'evento. Il ct del Marocco, Walid Regragui, ha espresso, pur congratulandosi con i vincitori, un profondo rammarico per "l'immagine che abbiamo dato del calcio africano", in riferimento al caos scatenatosi negli ultimi minuti dei tempi regolamentari. Un rigore concesso al Marocco al novantottesimo minuto, infatti, ha innescato una reazione senza precedenti da parte della nazionale senegalese, la quale, contestando aspramente la decisione arbitrale, ha minacciato di abbandonare il campo, ritirandosi temporaneamente verso gli spogliatoi in un ammutinamento collettivo che ha congelato il gioco.

Il rigore più lungo e il cucchiaio fatale

Quella che sembrava una pagina uscita da un racconto di Osvaldo Soriano, con il suo "rigore più lungo del mondo", ha preso forma tangibile sotto gli occhi di uno stadio attonito. Sedici minuti interminabili, durante i quali il pallone rimase fermo sul dischetto in attesa di essere calciato, hanno separato la concessione del penalty dal suo esecuzione, mentre le proteste si placavano e il Senegal, seppur a malincuore, rientrava in campo. A dover sopportare il peso di quell'attesa carica di tensioni e possibilità infinite fu Brahim Diaz, stella del Marocco e del Real Madrid, che si assunse una responsabilità enorme. Il suo tentativo, un cucchiaio maldestro e privo di potenza, si è rivelato un errore madornale, parato senza troppe difficoltà dal portiere senegalese e destinato a entrare nella storia come l'occasione sprecata che cambiò le sorti della partita.

Il recupero epico e il gol della vittoria

La partita, che già aveva visto un recupero di ventiquattro minuti a causa di un gol inizialmente concesso e poi annullato al Senegal, trovò una svolta decisiva nei tempi supplementari. Lì, dove la stanchezza fisica e mentale iniziava a farsi sentire più della tecnica, la nazionale senegalese trovò l'energia per l'ultimo scatto. Al novantaquattresimo minuto, un'azione ben costruita portò al gol di Gueye, quello decisivo che consegnò al Senegal il suo secondo Titolo continentale, spegnendo i sogni del Marocco padrone di casa e della sua tifoseria. Una vittoria arrivata dopo una prova di carattere non solo atletica, ma anche psicologica, considerando il turbamento causato dagli eventi precedenti.

Le ombre sul trionfo e la maledizione scongiurata della Roma

Mentre a Rabat si consumava questa finale dai tratti paradossali, in Italia la Roma di De Rossi trovava un motivo di sollievo in campionato, battendo in trasferta i padroni di casa e interrompendo una striscia negativa. Un risultato che, seppur lontano dai riflettori africani, permise alla squadra capitolina di scrollarsi di dosso la pressione di due precedenti sconfitte. L'attenzione del calcio italiano, però, rimase in parte catturata dagli sviluppi della Coppa d'Africa, un torneo i cui epiloghi, come dimostrato, possono superare la fantasia più sfrenata, lasciando però, come ha sottolineato Regragui, l'amaro in bocca per uno spettacolo che è andato ben oltre il semplice gioco del pallone.

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