Governo riscrive la manovra: slitta il Ponte sullo Stretto, più risorse per le imprese
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Redazione Interno
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Con un intervento correttivo di ampia portata, che agisce su una legge di Bilancio già definita nelle sue linee essenziali, l’esecutivo ha rimodellato i contorni finanziari della manovra 2026. L’operazione, formalizzata in un maxi-emendamento da 3,5 miliardi di euro, sposta in avanti una parte significativa dei fondi destinati alla realizzazione del collegamento stabile sullo Stretto di Messina, rinviandoli al 2033, e nel contempo riversa ingenti somme a sostegno del sistema produttivo nazionale. L’intervento, che tiene fermo il saldo strutturale di deficit e debito, porta così il complesso delle risorse messe in campo a sfiorare i 22 miliardi, delineando una strategia economica che, in questa fase, sembra privilegiare il sostegno immediato alle aziende rispetto alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali a lungo termine.
Le misure per imprese e edilizia
Il pacchetto, annunciato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, interviene su più fronti per tamponare esigenze urgenti emerse dal mondo delle imprese. Una delle voci più consistenti, da 1,8 miliardi, è destinata a colmare la lista d’attesa del credito d’imposta per la Transizione 5.0, i cui fondi si erano esauriti lasciando molte aziende “a secco”. A ciò si aggiunge un ulteriore stanziamento, da 1,3 miliardi, concepito per evitare un drastico taglio, previsto nel 39,62%, ai benefici fiscali per gli investimenti nelle Zone economiche speciali (Zes) del Mezzogiorno e, parallelamente, per rinforzare il fondo volto a compensare il cosiddetto “caro materiali”, una misura particolarmente attesa dalle imprese del comparto edile alle prese con l’aumento dei costi delle materie prime.
Il rifinanziamento di Transizione 4.0
Un altro tassello fondamentale del provvedimento riguarda il rifinanziamento, sempre per 1,3 miliardi, del credito d’imposta noto come Transizione 4.0. L’emendamento istituisce un apposito Fondo presso il Ministero dell’Economia, le cui risorse saranno ripartite nel 2026 con l’obiettivo dichiarato di incrementare le dotazioni per le misure a favore delle imprese. La norma specifica che tali fondi potranno essere utilizzati esclusivamente per investimenti effettuati entro la fine del 2025, permettendo alle aziende di fruirne in compensazione attraverso la presentazione del modello F24 nel corso del prossimo anno, una modalità che garantisce un recupero fiscale immediato e sostanziale.
Il confronto in Aula e le critiche sul metodo
L’approdo del maxi-emendamento in Parlamento, con il voto in Aula al Senato fissato per il 22 dicembre, non è stato però privo di attriti. Le forze di opposizione hanno sollevato aspre critiche sul metodo adottato dall’esecutivo, definendo il testo una sorta di “manovra che riscrive la manovra” e lamentando i tempi ristretti concessi per l’esame e la presentazione di subemendamenti. La richiesta di una proroga del termine, inizialmente fissato entro mezzogiorno del giorno successivo al deposito, ha evidenziato le tensioni in commissione Bilancio, dove la maggioranza ha proceduto secondo il calendario previsto, mentre la minoranza ha giudicato insufficiente il tempo a disposizione per un’analisi approfondita di un provvedimento così so e tecnicamente complesso.




