Il gol di Rowe gela il Maradona: Napoli a un passo dal pari, poi la beffa del Bologna

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La corsa per la Champions League, quella che il Napoli accarezzava con la concretezza di chi vedeva già il traguardo a una manciata di giornate dal termine, ha subito una brusca frenata proprio sul più bello. Al Diego Armando Maradona, davanti al proprio pubblico che già pregustava il bottino pieno per blindare il piazzamento europeo, è arrivata invece la doccia fredda firmata da un Bologna cinico, spietato e capace di colpire negli istanti più sensibili della partita. La squadra di Conte, reduce dallo 0-0 di settimana scorsa contro il Como, s’è trovata spiazzata dall’approccio sparring partner degli emiliani: un primo tempo giocato sottotono, fuori ritmo, con gli uomini di Italiano che scappavano sullo 0-2 grazie alle reti di Bernardeschi e al rigore trasformato da Orsolini. Due colpi che potevano tramortire chiunque, ma che hanno invece risvegliato l’orgoglio dei padroni di casa.

La rimonta lampo e l’illusione del punticino

E proprio quando la partita sembrava messa male, con il Napoli in balia degli avversari e la manovra offensiva che faticava a trovare varchi, ecco scattare la reazione d’orgoglio. Tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa, in soli cinque minuti, gli azzurri hanno ribaltato l’inerzia del match. Prima il rientrante Di Lorenzo, perla per i fantallenatori e uomo simbolo della rimonta, ha accorciato le distanze con un inserimento chirurgico. Poi Alisson Santos, una delle frecce nella faretra di Conte, ha firmato il momentaneo 2-2, scatenando l’urlo dello stadio. Sembrava fatta, o quantomeno il famoso “punticino” che avrebbe permesso al Napoli di avvicinarsi ulteriormente al traguardo Champions – quello che i tifosi già toccavano con mano – era lì, a un passo. La squadra, trascinata dall’entusiasmo e dal sostegno delle tribune, ha cominciato a crederci, spingendo con maggiore convinzione e mettendo alle corde una difesa bolognese che per un quarto d’ora ha barcollato.

La genialata di Rowe chiude i giochi

Ma il copione, a volte crudele, aveva riservato l’ultimo colpo di scena. Il Bologna, che non aveva mai smesso di crederci nonostante il doppio svantaggio recuperato, ha pescato dal cilindro la giocata decisiva. Ci ha pensato Rowe, con un gol capolavoro che resterà negli archivi di questa stagione, a spegnere sul nascere ogni velleità di rimonta. La sua conclusione, sporca in partenza ma di una precisione millimetrica, è arrivata proprio mentre il Napoli stava già assaporando il pareggio che avrebbe blindato il discorso europeo. Un silenzio irreale è calato sul Maradona, rotto solo dai cori dei quasi quattromila emiliani giunti in trasferta. Per la squadra di Conte è l’amarezza più profonda: un’occasione sprecata, tre punti che volano via e la classifica che improvvisamente si fa corta. Due posti Champions ancora in ballo per cinque squadre racchiuse in cinque punti, un equilibrio instabile che tiene tutti con il fiato sospeso.

Lobotka e i flop: un centrocampo in sofferenza

Dalle pagelle del match emergono senza troppi giri di parole i limiti mostrati dagli azzurri, specialmente nella prima mezz’ora. Lobotka, spesso lasciato solo nella mediana – pieno zeppo di giocatori del Bologna – ha ricevuto un 5 netto: timido nello schermare la conclusione di Bernardeschi, costretto a fare gli straordinari in copertura con il solo Politano a dargli una mano senza però lesinare la clava e qualche disimpegno elegante di troppo. Un centrocampo che ha faticato a tenere il passo, esposto alle ripartenze avversarie e incapace di proteggere la difesa come invece ci si aspetterebbe da una corazzata in lotta per l’Europa che conta. Dal canto loro, i singoli hanno provato a caricarsi la squadra sulle spalle nella ripresa, ma l’ennesima disattenzione nei giri offensivi – quella che ha permesso a Rowe di trovare lo spazio per il tiro – ha vanificato ogni sforzo. Il Napoli perde così il primo di tre match point a disposizione per assicurarsi la Champions, e adesso l’ambiente trema: il cammino si fa in salita, con la consapevolezza che non si può più sbagliare.

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