Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio e la complessa partita per la cassaforte di famiglia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’attivismo finanziario del trentenne Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, si concentra ora sul cuore del patrimonio dinastico, ovvero Delfin, la holding lussemburghese che custodisce la partecipazione del 32,2% nel colosso EssilorLuxottica oltre a rilevanti quote in istituti di credito come Unicredit, Mps e Generali e nel settore immobiliare con Covivio -2. Dopo aver costruito in soli tre anni, attraverso il suo family office Lmdv Capital, un portafoglio partecipazioni del valore di quasi un miliardo di euro – un universo che spazia dalla ristorazione all’immobiliare, dall’Acqua di Fiuggi all’ingresso nel mondo dell’editoria con una quota del Giornale e il controllo di Editoriale Nazionale – il giovane imprenditore ha formalizzato la volontà di esercitare il diritto di prelazione sulle quote di due fratelli, Luca e Paola Del Vecchio, ciascuna pari al 12,5% del capitale della cassaforte di famiglia -1-5-9.

Le cifre in gioco e la complessa ingegneria finanziaria per la scalata

La mossa, che punta a rilevare complessivamente un quarto di Delfin, si scontra con un ostacolo non indifferente rappresentato dalla valutazione delle partecipazioni: il 25% della holding, ai valori di mercato delle sue controllate, varrebbe una cifra compresa tra i 14 e i 15 miliardi di euro, anche se fonti vicine al dossier ipotizzano che un’eventuale trattativa tra soci avverrebbe inevitabilmente a sconto, secondo le prassi di mercato per operazioni di questa portata -1-4-7. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: dove trovare le risorse per un’operazione di tale magnitudo, considerando che l’imprenditore, tra indebitamento personale e leva del suo family office, risulta già esposto per circa un miliardo con il sistema bancario? Secondo analisi finanziarie, per acquisire le quote dei fratelli servirebbero circa 9,4 miliardi, una somma che Del Vecchio jr potrebbe reperire attraverso una complessa ingegneria finanziaria che vedrebbe il coinvolgimento di un consorzio di banche americane e fondi internazionali, ai quali verrebbe impegnata la propria quota in Delfin e il flusso dei dividendi futuri come garanzia -2.

Le ragioni di una guerra dinastica e lo stallo dell’eredità

Dietro questa offensiva, che si aggiunge alla richiesta di prelazione anche sullo 0,4% del socio Rocco Basilico, figlio della vedova Nicoletta Zampillo, si intrecciano motivazioni che vanno ben oltre la mera ambizione personale di emulare la figura paterna -2-4. Il nodo cruciale è rappresentato dalla gestione dell’eredità di Leonardo Del Vecchio, scomparso nel 2022, la cui successione è rimasta congelata da tre anni e mezzo a causa di veti incrociati e contenziosi legali -1. Luca, Paola e un altro fratello, Clemente, avevano accettato l’eredità con il beneficio d’inventario, una procedura che, di fatto, ha bloccato la piena disponibilità dei beni e che ha portato i due fratelli a chiedere al tribunale del Lussemburgo di poter trasferire le loro quote in una società separata, rendendole negoziabili, dopo che in assemblea non era stata raggiunta l’unanimità sul punto -1-7. L’obiettivo dichiarato di Leonardo Maria, che in questa partita può contare sull’alleanza della sorella Marisa, sarebbe proprio quello di superare questa impasse, acquisendo le quote dei soci considerati “dissenzienti” per poi ridefinire gli equilibri e la governance della holding -4-6.

I dividendi bloccati e le complesse dinamiche societarie

Un altro elemento centrale della vicenda, che contribuisce a spiegare la posta in gioco, riguarda la politica dei dividendi di Delfin. Nonostante la holding abbia chiuso il bilancio con utili ragguardevoli, la distribuzione delle cedole ai soci-eredi è di fatto paralizzata. Nell’ultima assemblea, ad esempio, solo cinque degli otto azionisti (il 62,5%) erano favorevoli ad aumentare il payout, una soglia inferiore ai 6/8 (il 75% del capitale) richiesta dallo statuto per modificare la politica di distribuzione degli utili -2. Rilevando le quote di Luca e Paola e sommandole alla propria, Leonardo Maria, con il probabile sostegno degli altri tre soci che già in precedenza si erano espressi a favore di una maggiore distribuzione, potrebbe raggiungere la maggioranza qualificata necessaria per sbloccare i miliardari flussi di denaro che Delfin può potenzialmente riversare ogni anno nelle casse dei suoi azionisti, flussi che, non secondariamente, servirebbero anche per onorare i legati testamentari, come quello da oltre 400 milioni in azioni Essilux lasciato al presidente operativo Francesco Milleri -2-6.

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