Strage di Capodanno a Crans-Montana, la Procura indaga per omicidio colposo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un incendio divampato nelle prime ore del nuovo anno nel bar Le Constellation di Crans-Montana ha causato almeno quaranta vittime, in una delle stragi più gravi avvenute in Europa in anni recenti. Le fiamme, come è emerso dalle ricostruzioni delle autorità, avrebbero avuto origine da candele pirotecniche posizionate su bottiglie di champagne, propagandosi poi con rapidità devastante in un locale che, stando a diverse testimonianze, presentava criticità strutturali. Molti giovani, infatti, si sarebbero trovati intrappolati nel piano interrato dell'esercizio, potendo contare per la fuga soltanto su una scala e su una porta descritta come eccessivamente stretta, un dettaglio che ha acceso da subito i riflettori sul rispetto delle norme di sicurezza. La Procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose, sta esaminando con particolare attenzione il ruolo avuto nella propagazione dell'incendio dalla schiuma insonorizzante utilizzata sulle pareti, materiale che sembra aver alimentato le fiamme.

I proprietari del locale si dichiarano collaborativi

Jacques Moretti, proprietario del Le Constellation insieme alla moglie Jessica, ha rotto il silenzio parlando con un giornale elvetico, descrivendo uno stato di profondo shock per sé e per la consorte, la quale, peraltro, ha riportato ferite nell'incendio. «Non riusciamo più a mangiare né a dormire», ha affermato Moretti, garantendo la piena collaborazione con gli inquirenti. La difesa dei due gestori, attraverso i loro legali, ha sostenuto che nel locale tutto fosse «secondo le regole», sottolineando come l'attività avesse superato tre controlli negli ultimi dieci anni. Un elemento, quest'ultimo, che si scontra però con le prime evidenze investigative e con le drammatiche descrizioni di chi si è salvato, le quali dipingono un quadro di possibili gravi carenze nella gestione delle vie di esodo e dei materiali.

Il profilo dei gestori e la ricerca dei dispersi

Jessica Maric, quarantenne di origini corse cresciuta in Costa azzurra, proviene da una famiglia con legami nel mondo della protezione antincendi: suo padre ha svolto infatti il mestiere di pompiere a Cannes, mentre uno zio ricopre una carica in un comitato municipale per gli incendi boschivi. Questo particolare rende ancor più complessa la vicenda, che non è solo giudiziaria ma ha squarciato intere reti di affetti. Tra le vittime, molte delle quali ancora non identificate, si teme ci siano diversi giovani italiani, come suggerito dalla presenza di alcuni ragazzi gravemente ustionati ricoverati in una clinica specializzata di Zurigo. Le operazioni di riconoscimento, condotte con l'assistenza di esperti internazionali, procedono tra enormi difficoltà, mentre i familiari dei dispersi attendono notizie in un'angoscia resa più profonda dalla distanza e dalla complessità burocratica.

Le dinamiche dell'incendio sotto la lente degli investigatori

Il cuore dell'inchiesta penale, coordinata dal magistrato di turno, si sta concentrando sulle precise dinamiche che hanno trasformato una scintilla in una trappola mortale. Oltre alla già citata schiuma acustica, gli accertamenti tecnici stanno verificando ogni aspetto della conformità dell'impianto elettrico, dei sistemi di allarme e degli estintori, nonché della corretta tenuta del registro dei controlli. La rapidità con cui il fuoco ha avvolto i locali, unita alla difficoltà di fuga denunciata dai sopravvissuti, rappresenta il nucleo delle ipotesi di reato. Si tratta, per gli investigatori, di stabilire se e in che misura quella tragedia fosse prevedibile e, dunque, evitabile attraverso l'adozione di quelle misure di prevenzione che la legge impone a qualsiasi esercizio pubblico, a maggior ragione se affollato di persone in una notte di festa.

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