Addio a Davide Tizzano, il rematore olimpico che guidava il canottaggio e i Giochi del Mediterraneo
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Redazione Sport
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Con un annuncio che ha colpito l'intero mondo sportivo, si è diffusa la notizia della scomparsa di Davide Tizzano, stroncato a soli 57 anni. La sua figura, come ben evidenziano i messaggi di cordoglio che giungono da più parti, non poteva essere racchiusa in un solo ruolo: atleta di vertice prima, dirigente appassionato poi, aveva legato indissolubilmente la propria vita allo sport. La sua morte, giunta ieri, lascia un vuoto profondo, quello di un uomo la cui parabola, dalle acque dei bacini olimpici agli scrivi federali, è stata percorsa con la stessa intensità.
Dal doppio oro olimpico alla guida federale
Tizzano, che oggi ricordiamo come presidente della Federazione Italiana Canottaggio, aveva costruito la sua leggenda molto prima, con i remi in pugno. La sua classe e la sua determinazione lo portarono a conquistare, con il compagno di squadra, la medaglia d'oro nel due di coppia alle Olimpiadi di Seul nel 1988, impresa che, non pago, ripetette otto anni dopo ad Atlanta. Quelle vittorie, celebrate da un'intera nazione, non furono per lui un punto di arrivo ma il fondamento di un impegno successivo, vissuto lontano dai riflettori della gara ma dentro i meccanismi, spesso complessi, che muovono lo sport. La sua elezione alla presidenza federale fu, in questo senso, una naturale conseguenza di una dedizione totale, un modo per restituire al canottaggio ciò che da atleta aveva ricevuto.
I legami oltre confine e l'impegno per Taranto 2026
La sua statura internazionale, del resto, era ampiamente riconosciuta, come dimostra il lutto espresso dal Comitato Olimpico Nazionale Sammarinese, il quale ha voluto sottolineare il "rapporto di stima, collaborazione e sincera amicizia" che Tizzano aveva sempre mantenuto con la Repubblica di San Marino. Un legame che andava al di là del semplice protocollo. Ma il suo ultimo, importante incarico lo vedeva alla guida del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo, organismo di cui era presidente e per il quale stava lavorando, con la consueta energia, all'edizione di Taranto 2026. Proprio il Comitato Organizzatore di quei Giochi ha espresso "profondo cordoglio", unendo il proprio dolore a quello della famiglia e di tutto lo sport italiano per una figura descritta unanimemente come di "grande spessore umano".
Il ricordo di un uomo semplice e determinato
A dipingere il ritratto più personale e immediato dell'uomo, al di là dei ruoli e dei titoli, è stato il consigliere regionale Francesco Filipponi, che ha ricordato di essersi sentito "onorato di averlo conosciuto in questo ultimo periodo". Filipponi, parlando a Titolo personale, ha fatto riferimento alla "sua umanità nei rapporti" e alla sua "umiltà", qualità che, unitamente a una competenza fuori discussione, definivano il carattere di Tizzano. "Ne è nata subito una grande amicizia", ha affermato, tracciando l'immagine di un dirigente sportivo capace di relazioni autentiche, che "ha dato tutto sé stesso per la crescita del movimento". Un'impronta, la sua, che resta indelebile non solo per i trofei vinti, ma per il modo in cui ha vissuto il proprio impegno, lasciando un'eredità fatta di passione concreta e di dedizione silenziosa.




