Il canottaggio piange Davide Tizzano, due volte campione olimpico e presidente della federazione
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Redazione Sport
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Il mondo dello sport italiano è in lutto per la scomparsa di Davide Tizzano, presidente della Federazione Italiana Canottaggio, spentosi all'età di cinquantasette anni nella sua casa di Napoli, nel pomeriggio di lunedì 29 dicembre, dopo aver lungamente combattuto una malattia. La notizia, che ha rapidamente attraversato i circoli sportivi nazionali, ha suscitato un'immediata ondata di cordoglio, testimoniata dalle numerose voci che, come quella del consigliere regionale Francesco Filipponi, ne hanno ricordato non solo le imprese ma anche le doti umane: "l'umanità nei rapporti e l'umiltà", ha sottolineato Filipponi, esprimendo il dolore per la perdita di una figura che era riuscita a coniugare la statura del campione con quella del dirigente dedicato.
Una carriera tra remi e vele
La parabola sportiva di Tizzano, nato a Napoli, si è distinta per una rara versatilità, avendo egli toccato vertici assoluti in due discipline acquatiche differenti. Nel canottaggio, di cui è divenuto in seguito il massimo dirigente nazionale, seppe imporsi ai Giochi Olimpici, conquistando la medaglia d'oro in due edizioni consecutive: a Seul nel 1988 e, successivamente, ad Atlanta nel 1996. La sua competenza marinaresca, tuttavia, trovò espressione anche nella vela, ambito in cui partecipò a due edizioni della prestigiosa Coppa America, prima con il Moro di Venezia nel 1992 e poi, quindici anni dopo, con Mascalzone Latino nel 2007. Un percorso, il suo, che lo ha visto impegnato pure nella guida di strutture di rilievo, come il centro olimpico “Bruno Zauli” di Formia, a testimonianza di un impegno totale per lo sport.
Il cordoglio dalle istituzioni sportive
Tra i primi messaggi di addio giunti da un'istituzione direttamente legata al suo mondo, spicca quello del Comitato Organizzatore dei Grandi Eventi di Canottaggio sul Lago di Varese. Il presidente di quel comitato, Davide Galimberti, ha voluto esprimere pubblicamente il proprio dolore, dichiarando a nome dell'intera organizzazione: "A nome mio, di tutto il Consiglio Direttivo e dello staff organizzativo, esprimo le più sentite e sincere condoglianze". Con queste parole, Galimberti ha voluto sottolineare come la perdita abbia colpito profondamente anche un territorio, quello varesino, storicamente legato alle grandi manifestazioni remiere, che in Tizzano perde non solo un riferimento istituzionale ma un compagno di viaggio apprezzato per il suo approccio semplice e diretto.
Il ricordo di un'amicizia nata nello sport
Oltre ai riconoscimenti ufficiali, a emergere dai ricordi sono i tratti personali di un uomo capace di creare legami autentici. Filipponi, ad esempio, ha raccontato di averlo conosciuto a Piediluco, luogo simbolo del canottaggio italiano, e di come da quell'incontro fosse "nata subita una grande amicizia". Un'amicizia che andava al di là dei ruoli, fondata sulla stima per colui che era stato, in sequenza, "prima un grande atleta" e "quindi un grande dirigente sportivo che ha dato tutto sé stesso per la crescita del movimento". Questa duplice anima, di competitore vincente e di amministratore appassionato, rimane oggi il ritratto più vivido di un personaggio che lascia un vuoto difficile da colmare nell'intero panorama sportivo nazionale.




