Geopolitica 2026, Friedman avverte: "Siamo in una stagione pericolosa"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il nuovo anno prende il via, portando con sé l’ormai consueto carico di auspici e progetti, la scena internazionale pare invece smentire ogni velleità ottimista, configurandosi come un campo minato sul quale le potenze mondiali si muovono con crescente apprensione. “Stiamo entrando in una fase estremamente difficile della geopolitica”, afferma senza mezzi termini Alan Friedman, editorialista de La Stampa e direttore del Lugano Global Forum, il cui commento risuona come un monito all’interno del programma “Siamo Noi”, condotto da Gabriella Facondo. Secondo l’analista, che definisce l’attuale congiuntura “una stagione pericolosa”, il 2026 si è aperto con nuove e pesanti incognite, le quali vanno a sommarsi ai conflitti già in corso, da quello ucraino alla crisi nella striscia di Gaza, rischiando di innescare un escalation dalle conseguenze imprevedibili. A destare particolare allarme, fra gli altri scenari, è il recentissimo sequestro di una petroliera russa, episodio che, per sua stessa ammissione, “non potrà che far salire ulteriormente la tensione internazionale”.

Le nuove frontiere della crisi: Artico e Venezuela

L’allarme lanciato da Friedman non si fonda su mere ipotesi, bensì su sviluppi concreti e simultanei che stanno ridisegnando gli equilibri globali. Da un lato, le ambizioni del presidente degli Stati Uniti Trump sulla Groenlandia — territorio autonomo danese che rientra nell’area Nato — hanno riaperto un delicato dossier artico, suscitando immediate reazioni di difesa dell’integrità europea da parte dei leader del Vecchio Continente. Dall’altro, il raid americano in Venezuela ha aggiunto un ulteriore, pericoloso focolaio in un’area storicamente instabile. Questi elementi, uniti alla persistente guerra in Ucraina, dipingono un quadro di instabilità senza precedenti, nel quale ogni mossa diplomatica o militare rischia di avere effetti a catena su scala mondiale, coinvolgendo inevitabilmente anche le economie locali, come quella delle imprese marchigiane, già in affanno per le turbolenze dei mercati.

L’Italia raccontata oltre le crisi

In questo clima di incertezza diffusa, il programma “Siamo Noi” sceglie di non limitare il proprio sguardo alle dinamiche internazionali, dedicando ampio spazio a quelle che Gabriella Facondo definisce le “Italia esotica” e l’“inquinamento domestico”. Si tratta, in altre parole, di un racconto articolato del Paese reale, che osserva il cambiamento sociale, ne individua i protagonisti e ne analizza le sfide più intime e quotidiane, spesso trascurate dal grande dibattito mediatico. La trasmissione, in onda dal lunedì al venerdì nel primo pomeriggio, si propone dunque come una voce differente, che mentre registra le tensioni globali non dimentica i temi della solitudine degli anziani, dei sogni dei giovani e della lotta alle disuguaglianze, suggerendo implicitamente che la costruzione del bene comune passi anche attraverso la comprensione di queste fragilità domestiche.

Tra cronaca nera e inchieste giudiziarie

Il format del programma, del resto, non trascura neppure i risvolti più crudi della cronaca nazionale, affrontando con rispetto e senza indugiare in dettagli espliciti i casi di nera che scuotono periodicamente l’opinione pubblica. L’attenzione, in queste circostanze, viene puntata soprattutto sul percorso della giustizia, sul lavoro investigativo e sugli sviluppi processuali, offrendo agli spettatori un’informazione che va oltre la notizia del giorno per approfondire le intricate dinamiche giudiziarie. Questo approccio, rigoroso e al tempo stesso umano, contribuisce a mantenere viva la riflessione su temi di stringente attualità, senza cadere nella spettacolarizzazione del dolore, ma anzi restituendo complessità a vicende che spesso appaiono solo come foschi titoli di giornale.

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