Ranieri alza il velo: “Prima di Gasperini, tre allenatori hanno rifiutato la Roma”
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Redazione Sport
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Claudio Ranieri, che da mesi ormai si muove nei panni del senior advisor della proprietà Friedkin, ha scelto l’intervista del pre-partita di Roma-Pisa – vinta poi 3-0 dai giallorossi – per mettere fine a una serie di veleni silenziosi. La tensione con Gian Piero Gasperini, coltivata a lungo nei corridoi di Trigoria senza mai esplodere del tutto, è deflagrata in pubblico al momento meno opportuno, visto che la squadra è ancora in piena corsa per un piazzamento in Champions League. E così, davanti alle telecamere, l’ex tecnico ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, rivelando un retroscena che rischia di minare ulteriormente un rapporto già compromesso.
La rivelazione sul mercato degli allenatori
Nel corso del suo intervento, Ranieri ha infatti svelato un particolare destinato a fare discutere a lungo: prima di arrivare a Gasperini, la sua lista comprendeva cinque o sei nomi, ma tre di questi hanno rifiutato la panchina giallorossa. “Alla proprietà avevo fatto i nomi di 5/6 allenatori, poi 3 non sono venuti e così la società ha scelto Gasperini”, ha dichiarato il senior advisor. Una confessione, la sua, che getta una luce impietosa sul processo decisionale della scorsa estate e che inevitabilmente ridimensiona l’entusiasmo iniziale che aveva accolto l’arrivo dell’ex tecnico dell’Atalanta.
I nomi di questi tecnici, circolati con insistenza nelle ore successive alla partita, sono quelli di Massimiliano Allegri – che dopo un anno di pausa ha ripreso la carriera altrove –, di Cesc Fabregas, il quale ha preferito proseguire il suo percorso di crescita al Como, e di Ernesto Valverde, legato ancora all’Athletic Bilbao. A queste figure si aggiungerebbero, secondo altre ricostruzioni, anche profili come Stefano Pioli e addirittura Unai Emery, sebbene le indiscrezioni vadano maneggiate con la dovuta cautela. Sta di fatto, comunque, che Gasperini non fosse la prima scelta: è stato, per usare un eufemismo, la “quarta” opzione su un foglio che Ranieri stesso aveva consegnato ai Friedkin.
Lo scontro a distanza e la difesa del progetto
Quella di Ranieri non è stata però solo una rivelazione: è stata una risposta diretta alle frecciate che Gasperini aveva lanciato nei giorni precedenti, quando l’allenatore si era lamentato della qualità della rosa, riducendo a due soli i calciatori – Malen e Wesley – ritenuti realmente all’altezza. Parole, queste, che evidentemente hanno scatenato la reazione del senior advisor, il quale ha ribadito con forza che ogni singolo acquisto effettuato dalla Roma è stato visionato e avallato dal tecnico stesso. “Non c’è stato un giocatore che è venuto senza la sua approvazione. Altri ancora non sono stati acquistati perché non piacevano all’allenatore”, ha tuonato Ranieri, citando esplicitamente il caso di Rowe.
La difesa del progetto – un progetto che punta sui giovani e che ha dovuto fare i conti con i paletti del fair play finanziario, costringendo la società a operare spesso sul mercato dei prestiti – è stata totale. L’ex condottiero del Leicester, che ha ricordato come la squadra l’anno scorso sia arrivata a un solo punto dalla Champions, ha chiarito che il ruolo di Gasperini, ingaggiato per replicare il modello Atalanta, è quello di crescere i talenti e non certo quello di lamentarsi delle risorse a disposizione. Un messaggio secco, insomma, che lascia intendere come la pacchia sia finita.
Le reazioni della piazza e il futuro prossimo
La frattura, a questo punto, appare netta. Se nelle settimane scorse si respirava un’aria di conflitto latente, ora le parti sono in piazza e i tifosi, almeno in una prima fase, hanno preso le distanze da Ranieri. In molti, ascoltando le parole del senior advisor, hanno avuto la sensazione che l’uscita pubblica fosse più un autogol che una mossa strategica, soprattutto in un momento delicato come quello attuale, con la corsa all’Europa che entra nel vivo. Il rischio concreto, paventato da più parti, è che questa esplosione di nervi finisca per creare una voragine insanabile all’interno dell’ambiente, distogliendo l’attenzione dal campo.
Per Ranieri, del resto, il concetto è chiaro: “Io sono senior advisor della proprietà, non di Gasperini”. Una specifica, questa, che suona quasi come un ultimatum. E mentre l’allenatore proverà a smorzare le polemiche e a ricompattare lo spogliatoio in vista dei prossimi impegni, la sensazione è che a Trigoria non ci sia più posto per entrambi. La scelta, quando la stagione volgerà al termine, sembra ormai obbligata: o si va avanti con l’idea di Ranieri e dei Friedkin, oppure si punta tutto su Gasperini. Quello che è certo è che il clima di “guerra fredda” è ormai solo un ricordo, sostituito da uno scontro a viso aperto che difficilmente troverà una riconciliazione.




