La strategia di Filosa per Stellantis: crescita, efficienza e profitti nel segno dell'elettrico europeo
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Redazione Economia
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Il nuovo corso di Stellantis, guidato da Antonio Filosa dallo scorso maggio, si delinea con un approccio tripartito, pragmatico e volto a sanare le fragilità emerse in passato. In occasione della conferenza autunnale Kepler Cheuvreux 2025, il manager ha infatti indicato i tre pilastri su cui edificare la ripresa del colosso automobilistico: crescita dei volumi, efficienza industriale e, non ultimo, la sostenibilità dei profitti. Una visione che mira a consolidare le fondamenta dell’azienda, nata dalla fusione tra Fiat Chrysler e PSA, in un mercato globale sempre più competitivo e in rapida trasformazione.
In questo contesto, un ruolo di primo piano è giocato dalla rivoluzione delle citycar elettriche, un segmento nel quale Stellantis intende proporsi come guida per l’intera industria continentale. L’Unione Europea, recependo gli allarmi provenienti dal settore, sembra infatti orientata a sostenere la produzione di veicoli a zero emissioni “made in Europe”, per contrastare l’aggressiva concorrenza asiatica. La proposta avanzata dal gruppo – che qualcuno ha già definito un “Airbus dell’auto” – prevede una stretta collaborazione tra costruttori e un sistema di super incentivi destinati ai consumatori, per rendere accessibile e desiderabile la mobilità sostenibile.
Su questo punto, tuttavia, le posizioni politiche appaiono nitide e delineano un dibattito già in corso. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, pur esprimendo consonanza con la richiesta di Filosa di sostenere gli acquisti, ha posto un argine preciso riguardo alle risorse. «Ci deve essere un piano europeo con risorse europee», ha dichiarato il ministro, aggiungendo come l’utilizzo di fondi nazionali rischi di “drogare” il mercato, alterandone la concorrenza e la sostenibilità di lungo periodo. Una presa di posizione che rimanda la palla all’istituzione comunitaria.




