Leonardo chiude il 2025 con numeri record e un debito quasi dimezzato in attesa del nuovo piano industriale
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Redazione Economia
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C’è un filo rosso che lega il secondo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, riecheggiato nelle cronache di questi giorni, ai numeri da capogiro messi a segno da Leonardo. Il Titolo del colosso guidato da Roberto Cingolani, va detto, non ha semplicemente galleggiato sull’onda delle accresciute tensioni geopolitiche: l’ha cavalcata con una performance storica. Dal 2021 al 2025 l’azione ha chiuso in positivo per cinque esercizi consecutivi, ma è il dato relativo allo scorso anno a far strabuzzare gli occhi agli analisti: un +89,6% che rappresenta il secondo miglior rialzo nella storia del gruppo, una cifra che da sola racconta quanto la difesa europea abbia cambiato passo, ritmo e, soprattutto, dimensioni. Non è un caso, del resto, che i conti preliminari del 2025 — approvati dal board e diffusi in questi giorni — abbiano superato la già ambiziosa guidance ritoccata al rialzo nel corso dell’estate, confermando come la fame di sicurezza del Vecchio Continente si stia traducendo in ordini concreti e in una liquidità sempre più robusta per l’azienda.
Ricavi in doppia cifra e una maxi commessa nel settore aeronautico
I numeri diffusi da Piazza Monte Grappa parlano chiaro: i ricavi hanno toccato quota 19,5 miliardi di euro, segnando un incremento dell’11% rispetto al 2024, mentre l’Ebita è volato a 1,75 miliardi, con un +18% che ha spinto il ritorno sulle vendite al 9%. A trainare questa corsa è stato soprattutto il portafoglio ordini, lievitato a 23,8 miliardi — un balzo del 15% — grazie anche a una commessa di dimensioni rilevanti nel settore Aeronautica, quella relativa al supporto logistico integrato per la flotta di Eurofighter kuwaitiani, che da sola ha contribuito a far schizzare del 55% le acquisizioni della divisione. Il dato, peraltro, diventa ancora più significativo se lo si depura dalla cessione della linea di business Underwater Armaments & Systems (Uas): su base omogenea, la crescita degli ordini si attesterebbe comunque al 14,5%, a dimostrazione di come il core business del gruppo viaggi a pieno regime in un mercato dove la domanda di sicurezza, va sottolineato, resta elevatissima.
L’effetto Cingolani sull’indebitamento e la cessione a Fincantieri
Uno dei capitoli più interessanti della gestione firmata da Roberto Cingolani, che del resto siede al timone da tre anni, riguarda però la pulizia del bilancio. L’indebitamento netto del gruppo è crollato da 1,8 miliardi a un miliardo, segnando un -44,2% che non si vedeva da tempo. Merito, certo, del robusto flusso di cassa operativo — salito a un miliardo, con un +21% — ma anche di un’operazione strategica messa a segno nei primi giorni del 2025: la cessione a Fincantieri della divisione Uas, specializzata in armamenti e sistemi subacquei, per un corrispettivo complessivo di 446 milioni di euro. Una mossa, questa, che oltre a fare cassa ha permesso all’azienda di concentrarsi sulle aree a maggiore vocazione tecnologica e integrata, in linea con quel modello “One Company” che l’amministratore delegato ha più volte indicato come la bussola per il futuro.
L’attesa per il piano industriale del 12 marzo e il contesto globale
Se i numeri del 2025 rappresentano una sorta di certificato di buona salute, è sul prossimo appuntamento che gli investitori hanno già puntato gli occhi. Il 12 marzo, a Roma, Leonardo svelerà il nuovo Piano Industriale, e l’asticella, va da sé, è stata posizionata piuttosto in alto. Ci si arriva con un portafoglio ordini complessivo che sfiora i 47 miliardi — l’equivalente di circa due anni e mezzo di produzione — e con una divisione Cyber & Security Solutions che ha visto l’Ebita balzare del 63% su ricavi in crescita del 23%. Tutti i settori, del resto, hanno mostrato un’accelerazione: dagli elicotteri, che pure hanno consegnato 182 velivoli contro i 191 dell’anno precedente, all’elettronica per la difesa, passando per la controllata americana DRS. Cingolani, nel commentare i preliminari, ha parlato di “completamento di un percorso di accrescimento del valore iniziato tre anni fa”, sottolineando come i risultati vadano ben oltre le attese. Parole pesanti, in un contesto geopolitico che — con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca — impone all’Europa di ripensare la propria autonomia strategica. E Leonardo, in questo scenario, sembra aver già trovato il suo posto.




