Leonardo archivia il 2025 con ricavi a 19,5 miliardi e debito quasi dimezzato, ma il Titolo soffre in attesa del nuovo piano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’esercizio 2025 di Leonardo si chiude con numeri che, per usare le parole dell’amministratore delegato Roberto Cingolani, evidenziano “un sensibile aumento di tutti gli indicatori economico-finanziari”. Il gruppo della difesa e aerospazio ha diffuso i risultati preliminari, e questi disegnano il ritratto di una azienda che non solo ha centrato, ma ha superato le guidance fornite nel corso dell’anno, alcune delle quali erano state già ritoccate al rialzo. I ricavi si attestano a 19,5 miliardi di euro, segnando un incremento del 9,8 per cento rispetto al 2024, una crescita che arriva all’11 per cento se si considera il perimetro omogeneo. Ancora più sostenuta la corsa degli ordini, schizzati a 23,8 miliardi con un balzo del 13,5 per cento, una performance che ha portato il portafoglio lavori complessivo a sfiorare i 47 miliardi di euro, garanzia di visibilità pluriennale per le attività del gruppo. Migliora sensibilmente anche la redditività, con un Ebita a 1,752 miliardi, in rialzo del 14,9 per cento, e una marginalità sui ricavi che sale al 9 per cento dall’8,6 per cento dell’anno precedente -6-7.
Un indebitamento in forte riduzione e la leva della finanza straordinaria
Il dato che forse più di altri colpisce gli analisti è quello relativo all’indebitamento netto, sceso a 1 miliardo di euro dagli 1,8 miliardi di fine 2024. Una flessione del 44,2 per cento che assume contorni ancora più significativi se proiettata sull’arco del triennio: rispetto ai 3 miliardi del 2022, il debito si è contratto del 67 per cento. A questo risultato hanno contribuito due fattori principali. Da un lato la robusta generazione di cassa operativa, con il Free Operating Cash Flow che ha varcato per la prima volta la soglia del miliardo, attestandosi a 1.011 milioni, in crescita del 22,4 per cento. Dall’altro lato, ha giocato un ruolo determinante l’operazione straordinaria della cessione del business Underwater Armaments & Systems (Uas), la divisione che produce siluri e sonar, ceduta a Fincantieri per un incasso di 446 milioni di euro, una somma che ha evidentemente accelerato il percorso di rafforzamento patrimoniale -1-6. Il gruppo, ha tenuto a sottolineare Cingolani durante la call con gli analisti, ha così “superato le sfidanti guidance già incrementate nel corso dell’anno”, un percorso triennale definito di “virtuoso compimento” della strategia “one company” avviata nel 2022.
Divisioni in crescita, dagli elicotteri all’aeronautica, e un occhio alla sostenibilità
Analizzando nel dettaglio le performance dei singoli settori, emerge una crescita diffusa che tocca tutti i rami d’azienda. La divisione Elicotteri ha generato ricavi per 5,8 miliardi, in aumento dell’11,1 per cento, trainata dalle consegne e dal mix di prodotti, nonostante un lieve calo nel numero di velivoli consegnati rispetto all’anno precedente per via del completamento di importanti commesse istituzionali come quella per la Marina statunitense -10. Performance analoga per l’Aeronautica, che ha visto i ricavi salire a 4,2 miliardi, sempre con un +11,1 per cento, ma con un dato sugli ordini che ha letteralmente sfondato il tetto delle previsioni: nuovi ordini per 5,8 miliardi, in crescita del 55 per cento grazie a contratti logistici in Kuwait, all’avanzamento del programma Global Combat Air Programme (Gcap) e al recupero della domanda per le fusoliere di Boeing e Airbus -10. L’Elettronica per la difesa e la sicurezza, che resta il primo comparto per peso sui ricavi, ha toccato quota 8,4 miliardi, con un +7,6 per cento. Sorprende in positivo la cybersecurity, dove i ricavi volano del 23,1 per cento a 798 milioni e l’Ebita segna un +63,3 per cento, a dimostrazione di come il gruppo stia capitalizzando la domanda crescente in questo settore -10. Parallelamente ai numeri, l’azienda ha evidenziato i progressi sul fronte ambientale: dal 2019, a fronte di un aumento dei ricavi del 41 per cento, le emissioni sono calate del 44 per cento e i prelievi idrici del 23 per cento, grazie all’impiego di fonti rinnovabili e all’autoproduzione di energia -7.
La reazione fredda di Piazza Affari e l’attesa per il 12 marzo
Nonostante il quadro positivo e ampiamente sopra le attese, la reazione del mercato è stata tutto sommato fredda. Il titolo Leonardo ha chiuso la seduta in calo del 3,79 per cento a Piazza Affari, un movimento che gli operatori hanno interpretato come un classico effetto “sell on news”, ovvero vendita sui fatti positivi dopo un lungo rally che aveva già inrato le buone performance nei prezzi. Il titolo, del resto, viaggiava su livelli che rappresentano un apprezzamento notevole rispetto ai minimi del 2022 -7. L’attenzione degli investitori, tuttavia, appare già proiettata altrove. Il vero banco di prova per la credibilità del percorso di crescita sarà il prossimo 12 marzo, data in cui il management, sempre guidato da Cingolani, presenterà a Roma l’aggiornamento del piano industriale. Sarà in quell’occasione che si conosceranno i target di lungo periodo, le strategie per integrare le recenti acquisizioni, a partire da quella da 1,7 miliardi per Iveco Defence Vehicles, e le traiettorie di crescita in uno scenario geopolitico che, con il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, potrebbe riservare nuove variabili. In attesa di conoscere queste linee guida, Cingolani ha comunque aperto a un incremento del dividendo: “Vorrei che Leonardo fosse sempre attraente per i nostri investitori – ha detto agli analisti – quest’anno aumenteremo ulteriormente il dividendo, molto probabilmente miglioreremo del 20 per cento circa, perché questo seguirà l’aumento previsto dell’utile netto”.




