Bebe Vio lascia la scherma e inizia una nuova carriera nell’atletica: “Penso di fare i 100 metri”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La notizia, nell’aria da tempo anche se mai confermata ufficialmente, è adesso realtà: Beatrice “Bebe” Vio ha deciso di chiudere il suo straordinario capitolo nella scherma paralimpica per gettarsi a capofitto in una nuova avventura sportiva, l’atletica leggera. Ad annunciarlo, nel corso dell’ultima puntata di Che tempo che fa andata in onda sul Nove, è stata la diretta interessata, apparsa visibilmente commossa nel condividere un cambiamento così radicale con il pubblico e con il conduttore Fabio Fazio. Una scelta di vita, la sua, maturata nel silenzio dei mesi successivi alle Paralimpiadi di Parigi 2024 e dettata, principalmente, da una condizione fisica che non le permetteva più di esprimersi in pedana come avrebbe voluto, trasformando l’allenamento e la competizione in un percorso di sofferenza piuttosto che di realizzazione personale. “Ho avuto parecchi problemi fisici ultimamente”, ha esordito la campionessa veneziana, “non l’ho mai detto a voce alta: purtroppo è finita con la scherma, non ce la faccio più fisicamente”.

Il racconto di Vio, che ha compiuto da poco ventinove anni, lascia emergere con chiarezza il motivo di una rinuncia che, per chi ha fatto della determinazione e della grinta il proprio marchio di fabbrica, potrebbe apparire contraddittoria. E invece, come spesso accade per gli atleti di altissimo livello, è proprio la consapevolezza dei propri limiti fisici a imporre una svolta, a volte drastica. La schermitrice, che con le sue protesi aveva rivoluzionato il concetto stesso di sport paralimpico conquistando due ori nel fioretto a Rio 2016 e Tokyo 2020, un argento e tre bronzi, ha rivelato di aver vissuto gli ultimi impegni agonistici con un timore crescente, una sensazione paralizzante che nulla aveva a che vedere con la gioia e la spensieratezza della bambina cresciuta con il motto delle “tre S”: scuola, scout e scherma. “Facendo scherma mi stavo distruggendo”, ha confidato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, specificando che il problema non risiedeva nella disciplina in sé, ma nel modo in cui il suo era costretto a reagire ai sollecitazioni. Problemi al gomito, dolori alla schiena e al collo, emicranie debilitanti: un copione che si ripeteva e che rischiava di compromettere anche la salute di quel fisico che, già messo a dura prova dalla meningite fulminante contratta all’età di undici anni, lei ha sempre protetto e valorizzato.

La necessità di un nuovo obiettivo e l’approccio all’atletica

L’addio alla scherma, che Vio stessa non esita a definire “un trauma sotto tutti i punti di vista”, non rappresenta tuttavia un addio allo sport agonistico. Sarebbe, questa sì, una prospettiva inaccettabile per un’atleta che ha dichiarato senza mezzi termini di non sapersi immaginare una vita senza un obiettivo sportivo da perseguire, senza un allenamento a cui dedicarsi con la consueta meticolosità. “Mi sento ancora troppo giovane per fare l’ex atleta”, ha scherzato, ma il sottotono della frase lascia intendere una verità ben più profonda: lo sport, per lei, è un pilastro esistenziale, un linguaggio universale e, forse, il principale motore che l’ha aiutata a superare le avversità. Ecco allora che, in perfetta sintonia con il team di tecnici e professionisti che la segue da anni, è maturata l’idea di cimentarsi in una disciplina completamente diversa, l’atletica leggera, e in particolare in una specialità che è l’emblema della velocità e della potenza esplosiva: i cento metri piani.

Il passaggio non è stato immediato né improvvisato, ma è il frutto di un percorso di preparazione durato circa un anno, durante il quale Vio si è sottoposta a una lunga serie di accertamenti medici e a un programma di allenamenti specifici per sviluppare una muscolatura, quella degli arti inferiori, che nella sua carriera schermistica era stata inevitabilmente meno sollecitata rispetto alla parte superiore del. “Ho sempre usato dall’addominale in su, ora devo lavorare sotto”, ha spiegato, raccontando le difficoltà iniziali nell’approcciarsi a movimenti nuovi e tecnicamente complessi. L’entusiasmo, però, è quello dei giorni migliori: la consapevolezza di dover ricominciare da zero, di essere una principiante in un mondo sconosciuto, lungi dallo spaventarla, la motiva e la stimola. Lo dimostra il fatto che abbia deciso di affrontare questa nuova sfida sotto l’egida della Polizia di Stato, il gruppo sportivo che ha creduto nel progetto e che le garantisce il supporto necessario per allenarsi al meglio.

Le ragioni profonde di un addio sofferto ma necessario

Dietro la scelta di abbandonare il fioretto, la disciplina che l’ha resa un’icona mondiale, si cela un vissuto di dolore fisico e di crescente insofferenza che Vio ha descritto con onestà, senza celare la propria vulnerabilità. La paura, emozione che sembrava non appartenerle, aveva iniziato a far capolino durante gli allenamenti e le gare. “Avevo iniziato a bloccarmi, a volte mi si paralizzava parte del ”, ha rivelato, “Ho già metà corpo, se poi quella che è rimasta smette di funzionare è un guaio”. Un’ammissione potente, che getta una luce nuova sulla sua decisione: non solo stanchezza o usura fisica, ma la necessità di preservare la propria integrità e di non trasformare la passione di una vita in un’esperienza vissuta con l’ansia di farsi male. “Mi sono ripromessa di non fare più le cose con la paura di farle”, ha aggiunto, suggellando con questa frase la portata etica e personale del suo passo indietro.

Parallelamente, è emerso un altro aspetto cruciale: la necessità di un nuovo scopo. La quotidianità fatta di sacrifici e sudore, di obiettivi a breve e lungo termine, è il terreno in cui Vio è sempre cresciuta. L’idea di svegliarsi senza un traguardo sportivo da inseguire, ha confessato, era semplicemente devastante, un pensiero che “massacrava il cervello”. Da qui la scelta di gettarsi a capofitto in una nuova avventura, consapevole che l’amore per la scherma resterà per sempre nel cassetto dei ricordi più belli, ma altrettanto convinta che la vita di atleta possa e debba continuare su altri percorsi. Un cambio di rotta epocale, dunque, per una campionessa che non smette di stupire e che, lasciata la pedana per la pista, si appresta a scrivere un nuovo, inedito capitolo della sua straordinaria carriera.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.