L’inchiesta della Dia di Salerno scuote la politica: coinvolto Franco Alfieri, avvocati difendono la sua posizione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’ondata di arresti ha travolto il Sud e il Centro Italia, con dieci misure cautelari eseguite dalla Direzione Investigativa Antimafia di Salerno in un’operazione che abbraccia reati gravissimi, dallo scambio elettorale mafioso al traffico di armi, passando per estorsioni e un tentato omicidio. Tra i nomi emersi spicca quello di Franco Alfieri, ex sindaco di Capaccio Paestum ed ex presidente della Provincia di Salerno, già noto alle cronache giudiziarie e considerato tra le figure di spicco della sinistra campana.

Gli avvocati difensori di Alfieri, pur non avendo ancora analizzato gli atti, hanno dichiarato di confidare nella possibilità di dimostrarne l’estraneità, sottolineando come i fatti contestati risalgano al 2019, periodo precedente e immediatamente successivo alla campagna elettorale di quell’anno. «Dovrà essere valutata anche l’attualità delle esigenze cautelari», hanno aggiunto, lasciando intendere che il tempo trascorso potrebbe giocare a favore dell’assistito.

L’inchiesta, però, non si limita alla sfera politica. Tra gli indagati figurano due presunti emissari di Roberto Squecco, imprenditore legato al clan Marandino e già condannato per associazione mafiosa, accusati di aver minacciato Mariarosaria Picariello, assessore a Capaccio Paestum, con frasi choc: «Abbiamo armi a sufficienza per distruggere la Russia», le parole attribuite agli arrestati, che avrebbero aggiunto un inquietante riferimento ad Alfieri: «Domandate a lui dove vuole fare la guerra».

Nel frattempo, la Commissione parlamentare antimafia, guidata da Chiara Colosimo, ha richiesto l’acquisizione degli atti, segnale di un interesse che va oltre il procedimento penale in corso. L’indagine, che ha coinvolto comuni come Terni, Torchiara e Sulmona, sembra destinata a riaprire vecchie ferite, soprattutto per Alfieri, già al centro di precedenti tempeste giudiziarie.

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