Nuovo arresto per Franco Alfieri, interrogazione a Piantedosi: si teme per le elezioni a Capaccio Paestum
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Redazione Interno
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A poche settimane dal voto amministrativo a Capaccio Paestum, la politica salernitana è scossa dal secondo arresto di Franco Alfieri, già ex presidente della Provincia e figura chiave nell’entourage del governatore Vincenzo De Luca. L’ex sindaco, già ai domiciliari per corruzione, è finito nuovamente in manette con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso, un reato che getta un’ombra pesante non solo sulla sua carriera, ma sull’intero sistema locale.
La Direzione Investigativa Antimafia di Salerno, che da mesi indaga su presunti legami tra politica e clan, sostiene che Alfieri avrebbe stretto un patto con un imprenditore vicino al cosiddetto clan Marandino in vista delle elezioni del 2019. Un accordo che, secondo gli inquirenti, avrebbe distorto gli esiti elettorali, legittimando una gestione del potere basata su scambi illeciti più che sul consenso reale. Non a caso, tra i dieci arrestati del blitz, spiccano anche nomi legati a estorsioni e infiltrazioni camorristiche, confermando un intreccio che Libera ha definito «perverso», tra amministratori, affaristi e criminalità organizzata.
L’emergenza, però, non riguarda solo il passato. Con le prossime elezioni provinciali e comunali in programma a maggio, c’è chi, come il consigliere regionale Bicchielli, chiede al ministro dell’Interno Piantedosi di valutare se sussistano le condizioni per votare senza rischi di condizionamenti. Un’interrogazione parlamentare è stata annunciata per sollecitare risposte urgenti, soprattutto dopo che l’inchiesta ha rivelato come Alfieri, durante i suoi mandati ad Agropoli e alla Provincia, abbia potuto estendere una rete di relazioni opache, i cui effetti potrebbero riverberarsi ancora oggi.
Tra i candidati alle amministrative, intanto, compare Antonio Bernardi, ex agente della polizia municipale finito in carcere per tentata estorsione ai danni dello stesso Alfieri e dell’imprenditrice Picariello. Un dettaglio che, se da un lato dimostra la complessità degli equilibri locali, dall’altro alimenta il sospetto che certi meccanismi – clientelari quando non apertamente illegali – siano ancora vivi.




